Aiuta tuo figlio a “parlare” prima che sappia parlare: Il Programma Baby Signs®

di Giuseppina Maggio e Mariapaola Scuderi, Logopediste

Potenziare e arricchire la comunicazione precoce della coppia genitore-bambino nei primi due anni di vita: questo è il cuore del Programma Baby Signs®, una realtà (finalmente!) anche italiana.

“Perché il mio bimbo piange? Ha male all’orecchio? Ha ancora fame? L’acqua del bagnetto è troppo calda?”. Ogni giorno sono tantissime le domande che ogni genitore si pone, nel tentativo di interpretare i bisogni e le necessità del proprio piccolo.

Per tutte le mamme e i papà in attesa delle prime parole dei propri bambini, una preziosa opportunità per ridurre i momenti di frustrazione legati alla difficoltà nel comprendere i segnali che ogni bambino manda. E non solo!

5 risposte a 5 domande per scoprire il Programma Baby Signs®

Che cos’è il baby sign?

E’ un metodo di comunicazione gestuale sempre in accompagnamento alla parola. L’obiettivo è permettere ai bambini di comunicare i propri bisogni, i propri desideri, gli interessi e perfino gli stati d’animo ai genitori o a chi si prende cura di loro, prima che abbiano a disposizione le parole per poterlo fare.

In che modo? In un modo molto semplice: utilizzando i segni. I segni sono dei gesti manuali che rappresentano e trasmettono un significato ben preciso, come ad esempio “latte”, “mangiare” o “ancora”.

In altre parole, cara mamma, mentre chiedi al tuo bimbo se vuole bere un po’ di latte, accompagna la tua frase con il segno corrispondente alla parola “LATTE”. Sarà meraviglioso il momento in cui sarà lui stesso a guardarti e ad eseguire questo segno, quando avrà voglia di un po’ di latte!

Nato negli Stati Uniti quasi trent’anni fa, si rivolge a tutti i bambini dai 6 ai 18-24 mesi. Le numerose ricerche accademiche condotte all’Università della California a Davis, e finanziate dal National Institute of Health, hanno validato l’efficacia e l’efficienza del programma tanto da essere attualmente diffuso in oltre 40 Paesi. Nato per i bambini con uno sviluppo tipico, è anche un ottimo strumento per facilitare le comunicazione di bambini che mostrano un ritardo nello sviluppo delle competenze linguistiche, pur non rientrando tra i metodi riabilitativi.

Non è innaturale proporre dei segni ai bambini?

Proporre dei segni a bambini molto piccoli è al contrario del tutto naturale. I bambini imparano ed utilizzano con facilità ed entusiasmo i segni per un motivo molto semplice: la gestualità rappresenta uno dei fisiologici protagonisti del primo sviluppo comunicativo.

A partire dai 6-7 mesi i bambini raggiungono un’importante tappa maturativa: l’intenzionalità comunicativa. Capiscono di poter avere un ruolo attivo nella comunicazione, di poter attivare consapevolmente dei comportamenti capaci di suscitare una risposta nel proprio interlocutore, che fino a quel momento poteva solo interpretare tutti i segnali (pianto, posture, vocalizzi..) che i bimbi mandano senza esserne consapevoli. Prima ancora di saper articolare i singoli fonemi per costituire le prime parole i bambini veicolano i loro atti comunicativi con la gestualità.

Iniziano indicando ciò che li attrae e ciò che desiderano; porgendo la mano aperta ai loro genitori per chiedere qualcosa, mostrando un oggetto per condividerne l’interesse e l’attenzione. Sono questi esempi di gesti deittici.

Conquistano poi i gesti referenziali (o simbolici), che racchiudono un messaggio molto chiaro e preciso, proprio come la parole! Nascono dalle interazioni sociali, da tutte le esperienze di gioco e scoperta che il bambino affronta ogni giorno. E’ l’esempio di bravo (il bambino batte le mani chiedendo l’approvazione dell’adulto), ciao (il bambino muove la manina per commentare che qualcuno è uscito), più (il bambino allarga le braccia per commentare che qualcosa è finito).

O ancora il gesto di ballare, all’inizio usato dal bambino in risposta alla musica, diventa adesso un modo per “chiedere” alla mamma che la radio venga accesa; il gesto di bere, all’inizio usato all’interno del gioco della pappa, diventa un modo per comunicare alla mamma che si ha sete; il gesto di telefonare si distacca dal suo contesto di gioco e adesso può servire per chiedere alla mamma di avere il telefono o per raccontare che qualcuno sta telefonando.

Questi gesti nascono dal gioco e gradualmente assumono una valenza comunicativa: attraverso questi comportamenti infatti il bambino “nomina”, “racconta” o “chiede” qualcosa” (1).

E’ proprio su questa capacità naturale, che si pone il Programma Baby Signs®  fornendo al bambino, nella spontaneità del gioco e delle routine quotidiane, altri semplici segni (come “basta”, “pane”, “arrabbiato”..,) avrà la possibilità di esprimere efficacemente cosa vuole o come si sente molto tempo prima di avere le paroline per farlo.

Perché proporre i segni a bambini così piccoli? Non è sufficiente aspettare che parlino?

Sicuramente sì, si può aspettare. Il Programma Baby Signs® rappresenta in realtà un prezioso valore aggiunto. È un grande regalo che facciamo ai nostri bambini e il suo valore è legato all’importanza cruciale e alla delicatezza dei primi anni di vita per il successivo sviluppo del bambino in diversi ambiti.

Numerosi studi hanno dimostrato come la qualità e l’efficacia dell’interazione genitore-bambino nei primi due anni di vita rappresentino la base dello sviluppo emotivo e sociale del bambino oltre ad essere strettamente connesse allo sviluppo delle abilità linguistiche. E’ chiaro quindi come arricchire la qualità degli scambi comunicativi in questa fase possa determinare significativi benefici a vari livelli.

Quali sono i benefici del Programma Baby Signs®?

Per prima cosa occorre smentire la falsa credenza che “utilizzare i segni rallenta l’acquisizione della parola”: in realtà è vero proprio il contrario! Di seguito alcuni dati che riguardano lo sviluppo lessicale e sintattico, emersi dalla ventennale ricerca alla base del programma:

  • A 24 mesi, i bambini del gruppo Baby Signs® hanno un vocabolario (sia in comprensione che in produzione), nella media per i 27/28 mesi di età. Ciò rappresenta un vantaggio di oltre tre mesi rispetto al gruppo di controllo Non- Baby Signs®. Inoltre, a 24 mesi di età i bambini del gruppo Baby Signs® sono in grado di comporre frasi significativamente più lunghe(2)

I benefici rilevati nello sviluppo cognitivo a lungo termine, sono davvero incoraggianti:

  • A 8 anni i bambini che avevano fatto parte del gruppo Baby Signs raggiungono un QI medio di 114 (alla somministrazione del test WISC-III), con un vantaggio di 12 punti di media rispetto al gruppo non segnante(3).

Ma i benefici nella sfera affettivo-relazionale sono quelli che più entusiasmano i genitori. L’uso del segno, infatti:

  • Riduce lacrime e frustrazioni
  • Rafforza il legame genitore-bambino
  • Favorisce la regolazione del comportamento e delle emozioni

E’ difficile per un genitore imparare i segni? Quanto tempo è necessario?

Imparare i segni è facile e molto divertente, come testimoniano i commenti entusiastici delle centinaia di genitori che hanno partecipato ai Workshop Baby Signs® per genitori attivi in Italia. In un incontro di 2 ore e mezza altamente interattivo, nel quale i genitori sono invitati a partecipare insieme, ricevono tutte le conoscenze e il materiale per iniziare subito a usare i segni con il proprio bambino. Gli obiettivi del Workshop sono:

  • Familiarizzare con i segni basilari per la comunicazione (i genitori ne imparano 36 e vengono esposti, in tutto, a 96 segni)
  • Guidare i genitori nella stesura di un programma personale, in cui vengono individuati i segni più utili per ogni nucleo familiare, basandosi sull’età del bimbo, sulle sue capacità linguistiche e, naturalmente, sui suoi interessi.
  • Apprendere le strategie per inserire i segni con successo nella quotidianità, e metterle in pratica con semplici simulazioni e attività pratiche.
  • Scoprire i benefici che il Programma Baby Signs® regalerà a tutta la famiglia.

Inoltre il materiale che i genitori riceveranno (che comprende, tra le altre cose, libretti fotografici e illustrati per bambini,un DVD con 175 segni e 6 cartoni animati in 3D) potrà essere di ulteriore supporto per portare avanti questa avventura, che renderà ancora più divertente e intensa la quotidianità con il proprio bambino, arricchendola di momenti di intesa e comprensione precoce.

Inoltre terapisti, educatori, assistenti alla comunicazione e chiunque lavori a stretto contatto con i bambini molto piccoli sono naturalmente invitati a partecipare al Workshop, attualmente disponibili in 30 città in tutta Italia.

Per chi fosse interessato ad avere maggiori informazioni e a scoprire il calendario dei Workshop segnaliamo il sito www.babysignsitalia.com e la pagina Facebook Baby Signs Italia.

Per approfondire puoi scaricare qui l’articolo: 5 RAGIONI PER SEGNARE (traduzione a cura della dott.ssa Mariapaola Scuderi).

 

Riferimenti bibliografici

(1) Linda Acredolo and Susan Goodwyn (1988). Symbolic gesturing in normal infants. Child Development, 59, 450-466

(2) Susan Goodwyn, Linda Acredolo, and Catherine Brown (2000). Impact of symbolic gesturing on early language development. Journal of Nonverbal Behavior, 24 (2), pp. 81-103.

(3) Acredolo, L. P., & Goodwyn, S.W. (July 2000). The long-term impact of symbolic gesturing during infancy on IQ at age 8. Paper presented at the meetings of the International Society for Infant Studies, Brighton, UK.

(4) Vallotton (2008). Infants take self-regulation into their own hands

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Dott.ssa Log. Giuseppina Maggio Istruttore certificato Baby Signs® Messina

 

 

Coautrice Dott.ssa Log. Mariapaola Scuderi Responsabile Scientifica Programma  Baby Signs®

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