Perché essere Mamma mi ha reso una Logopedista migliore

miscella 221

di Rachele Chiaravalli, logopedista

Avrei potuto scriverlo io, ma non l’ho fatto. Lo ha fatto invece la mia cara collega Rachele Chiaravalli, che mi aveva suggerito l’idea.

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E’ tanto che rifletto su questo … sono logopedista da ormai 15 anni e mamma da 2 anni e mezzo.

Nella pratica della professione gli incontri con i genitori dei bambini che seguiamo sono momenti fondamentali della terapia. Sono momenti che arricchiscono la nostra conoscenza del bambino e che ci aiutano a focalizzare meglio gli obiettivi e le modalità più adatte per perseguirli.

Infatti sono i genitori ed in particolare le mamme i primi conoscitori di quei piccoli uomini e piccole donne che si affacciano alla nostra porta. In fondo possiamo dirlo, credo, per motivi puramente organizzativi spesso è con le mamme che riusciamo a relazionarci più frequentemente, senza ovviamente togliere niente ai fantastici papà!

In tutti questi anni ho conosciuto un sacco di mamme, davvero tante e tutte uniche. Mamme grandi lavoratrici, mamme con uno o due o tre figli, ma anche con quattro, mamme di gemelli e mamme single. Ho incontrato mamme che hanno avuto percorsi molto difficili da affrontare fin da subito dopo il parto, con figlio ricoverato in ospedale per mesi, a volte addirittura in una città diversa dalla propria, con tutto il dolore e le difficoltà pratiche che questo comporta. Mamme molto forti e mamme giustamente affrante e in difficoltà. Ho incontrato mamme che si sono fatte in quattro per portare il figlio in terapia privatamente perché non avevano altra possibilità, ma ne capivano l’importanza. Ognuna sempre pronta a dare il meglio che poteva al proprio bimbo, ma anche ai suoi fratelli o sorelle, perché ognuno potesse avere il più possibile.

Come ogni collega Logopedista ho sempre fatto i colloqui con la famiglia, sia dopo la valutazione che alla fine dei cicli di trattamento logopedico, per poter riferire il problema del bimbo e spiegare il progetto di lavoro pensato per lui/lei e portato avanti con lui/lei.

In ogni incontro non ho mai mancato di dare alla famiglia indicazioni utili da poter adottare anche a casa, per sostenere e rinforzare il lavoro della terapia specifica, consigli pratici per sostenere il linguaggio e la comunicazione e indicazioni anche relative ad alcuni aspetti educativi ritenuti basilari per promuovere al meglio i successi della terapia stessa.

E come logopedista ho sempre considerato il quadro personale di ogni famiglia, perché il percorso segue dei principi base, ma prende forma strada facendo in modo personalizzato, così è per la relazione con le famiglie. Ci sono quelle che riescono a seguire bene le indicazioni e che collaborano molto, e questo è sempre un valido aiuto alla terapia; poi ci sono quelle che seguono fin troppo le indicazioni e a volte questo diventa controproducente, poi ci sono quelle che ci provano in tutti i modi, ma proprio non riescono, perché magari ci credono fino ad un certo punto o non hanno il tempo e le energie necessarie a farlo o sono proprio contrarie a certi principi.

Ora che sono mamma anche io, capisco molto meglio tutto questo e soprattutto  accolgo e  rispetto maggiormente qualsiasi posizione . E’ proprio così: ora che sono mamma  so per esperienza diretta quanto sia bello far dormire il proprio cucciolo nel lettone, so quanto è comodo il ciuccio, anche se sono consapevole degli effetti negativi sia per il morso che per l’articolazione di alcuni suoni ( a mia figlia lo ammetto, l’ho tolto a 2 anni e 4 mesi solo perché l’ho dimenticato in un autogrill!!).

Adesso so quante energie richiede anche una sola minima richiesta in più alle nostre ordinarie, ma già cariche giornate; conosco il dolore infinito che si prova quando un figlio soffre e conosco la difficoltà di separarsi e di affidarlo ad altri anche se per il suo bene e la sua crescita. So anche che è dura accettare consigli educativi dagli altri (nonne comprese!) anche quando ne riconosco la validità. Vedo con occhio diverso i tanti rimproverati capricci di un bimbo e gioisco ancora di più di fronte ad ogni loro grande conquista e … che dire delle lotte per fare i lavaggi nasali?! E la difficoltà ad arrivare in orario anche agli appuntamenti importanti? E la frustrazione quando a non essere capito è tuo figlio e non il bimbo di un’altra mamma?! Insomma, ora che sono mamma anche io, mi rendo conto di  vedere tutto da un punto di vista nuovo e arricchito, soprattutto nel lavoro.

Sono  davvero convinta che questo mi abbia reso una logopedista migliore, anche se nella mia professione continuerò a dare ancora mille indicazioni a tutte le mamme, sarò in grado di farlo meglio e di comprendere davvero più a fondo

Buona Festa della Mamma a tutte!

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Dott.ssa Rachele Chiaravalli

Logopedista esperta Disturbi del Linguaggi e della Comunicazione in Età Evolutiva

Lavora privatamente a Reggio Emilia (zona Mirabello) –

rache.chiaravalli@gmail.com Cell 328-3674971

 

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3 pensieri su “Perché essere Mamma mi ha reso una Logopedista migliore

  1. cesarina says:

    Grazie infinite per questa testimonianza che, sono certa aiuterà e incoraggerà tante mamme, e insegnerà a non aver timore quando prendete per mano i nostri bambini, il mio ormai adulto alla sua prima relazione ad un convegno..nel 2008, (la maratona della sordità Cagliari) con mia grande sorpresa, ringraziò pubblicamente la sua logopedista, perchè lui era li e parlava a una numerosa platea. Grazie di cuore, non scordate mai e non mettiate mai in dubbio che, ” la parola rende gli uomini liberi
    uguali,” ed è un diritto umano non negoziabile.

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