Trattamento Logopedico precoce e collaborazione della famiglia

Per chi si occupa di ri/abilitare bambini, spesso la collaborazione delle famiglie è un tasto dolente.

In particolare, occupandomi di bambini veramente piccoli, la fatica principale sta nel fatto che le famiglie spesso vedono come normale il fatto che il bambino non parli o parli poco.

Sono abbastanza preoccupati per chiedere un percorso sul linguaggio, ma non così tanto da mettersi in gioco in prima persona.
Sappiamo che ogni famiglia è a sé, con propri preconcetti e idee, sappiamo anche quanto sia diffusa la delega totale al terapista … quindi gran parte delle nostre energie è spesa nel tentativo di coinvolgere la famiglia in un ruolo più attivo …

strategie utili

Negli anni ho imparato che una delle chiavi per favorire la collaborazione è legata al nostro atteggiamento. Ecco i punti focali: Continua a leggere

Togliamo il ciuccio! nuova edizione del libro per genitori e logopedisti … e un corso di aggiornamento

 

Il tema è un tema “caldo”, che manda spesso in crisi sistemi famigliari interi. I vizi orali sono spesso identificati con l’uso del ciuccio, ma nella realtà sono molto più diffusi: uso del biberon, suzione del dito o altri oggetti … 

Abbiamo già parlato alcune volte di come possano essere diverse le posizioni di ognuno di noi in merito all’uso del ciuccio, fatto sta che spesso il suo abbandono rappresenta un momento di difficoltà, talvolta con situazioni dalle quali si fatica ad uscire.

Quando la collega logopedista Paola Perrone mi ha scritto per parlarmi del suo libro, ne sono stata davvero entusiasta; finalmente un libro utile sia per la sua dimensione informativa e formativa, che per gli aspetti pratici affrontati.

Oggi vi presentiamo la seconda edizione! Continua a leggere

Mese della Logopedia: l’iniziativa per far conoscere la nostra professione. Grazie a tutti

Si conclude il Mese della Logopedia 2019, un mese in cui qui sul blog vengono ospitati gli articoli di molti colleghi.

Lo scopo è di far conoscere tutte le sfumature del nostro lavoro e i diversi ambiti in cui siamo coinvolti.

Vorrei ringraziare tutti i colleghi che hanno partecipato, eccoli!

Jenny Rio – Coloriamo la frase! –    ARTICOLO PIù LETTO

Alessandra Pennati – A casa però, non vuole fare gli esercizi: l’importanza di motivare (e motivarsi) al trattamento logopedico – SECOND O ARTICOLO PIù LETTO

Federica Avolio – Voce Integra e Intelligenza Vocale: due progetti per la voce

Gruppo Paroliamo – Pronti, partenza … Primaria

Margherita Malanchi – Come la Logopedia può aiutare l’ortodonzia

Marina Tomatis – Lavorare giocando: il gioco in logopedia

 

Grazie davvero a tutti, a chi ha scritto e a chi ha letto. Ci risentiamo per l’edizione 2020, ma se nel frattempo siete curiosi di conoscere le edizioni passate, potete leggere qui:

Mese Logopedia 2015

Mese Logopedia 2016

Mese Logopedia 2017

Mese Logopedia 2018

Ci leggiamo il prossimo anno!

Voce Integra e Intelligenza Vocale: due progetti per la voce

di Federica Avolio, logopedista

Mi sono laureata al secondo policlinico di Napoli nel 2004, il primo anno accademico in cui il percorso di studi universitario veniva riconosciuto come laurea di primo livello. C’erano molte aspettative riguardo tale cambiamento, ed anche rispetto al mio lavoro, maturai molte aspettative.

Ben presto vennero in buona parte deluse; appena iniziato il percorso di studi mi sono subito appassionata alla riabilitazione della voce e doveva riuscirmi abbastanza bene, per cui la responsabile del mio tirocinio mi affidò diversi casi.

Cercavo di comprendere e seguire alla lettera le indicazioni fornitemi dai protocolli universitari e le considerazioni che maturavano in seguito all’osservazione di valutazioni e casi clinici e provai subito il desiderio di sistemare alcune indicazioni o modificare alcuni aspetti della presa in carico, ma chiaramente, mi guardai bene dal farlo in quel momento!

Durante quel periodo mi fu affidata una ricerca sull’ascolto e decisi di approfondire l’argomento in modo originale, facendo riferimento agli studi sull’ascolto attivo di C. Rogers e agli studi di programmazione neurolinguistica che, da pochi anni si stavano diffondendo in Italia. Fu una riflessione molto apprezzata dalla mia docente, così, una volta uscita dall’università ho continuato ad approfondire questo argomento iscrivendomi alla facoltà di psicologia e seguendo studi e approfondimenti personali.

La mia riflessione sull’importanza dell’aspetto emozionale legato alla voce nacque con quella ricerca e continuò per diversi anni, almeno una decina, fino all’elaborazione del concetto di Intelligenza Vocale, ma andiamo con ordine … Continua a leggere

Professione Logopedista: opportunità e difficoltà di questo mestiere

Inaugura oggi il Mese della Logopedia 2019 in cui, come ogni anno, ospiterò articoli e riflessioni di molti colleghi al fine di far conoscere la nostra professione in modo positivo e costruttivo.

Apro io l’evento in qualità di ospite, con un articolo che vuole rispondere ai molti studenti o neolaureati che mi scrivono con una domanda (o sue variazioni sul tema), eccola:

“La professione di Logopedista ha sbocchi?

Consente davvero di lavorare da subito? E’ vero che

i logopedisti trovano subito lavoro?”

Indovinate un po’ qual è la mia risposta … 

DIPENDE!

Da che dipende?  Continua a leggere

Mese della Logopedia 2019 sul blog Mamma Logopedista e un ciclo di incontri gratuiti

Ogni anno il 6 marzo cade la Giornata Europea della Logopedia, un’occasione importantissima per noi logopedisti per far conoscere la nostra professione e promuovere iniziative divulgative.
Il nostro ambito lavorativo, infatti, è molto ampio e non sempre è chiaro agli altri in cosa consista, per questo è necessario spiegare agli altri chi siamo ogni volta che se ne presenta un’occasione.

E allora, approfitto della Giornata Europea della Logopedia per invitare tutti i colleghi a parlare dei vostri ambiti di lavoro preferiti, oppure esperienze emotive positive o negative, che avete vissuto nel corso della vostra vita professionale. Continua a leggere

Logopedia con i piccolissimi: i giochi che utilizzo di più durante il trattamento

Chi mi segue da un po’ sa che mi occupo in modo particolare di bambini piccolissimi che non hanno avuto l’esordio del linguaggio o che parlano molto poco o molto male.

La maggior parte dei bambini che seguo ha un’età compresa tra i 27-28 mesi e i 3-4 anni.

In particolare per i bambini intorno ai 3 anni, una delle cose più difficili è rendere divertente la seduta pur ripetendo più e più volte la stessa attività per acquisire nuove competenze.

Trai i materiali che utilizzo, oltre a immagini,figure, tabelle … ci sono giochi classici come gli animali della fattoria e giochi ad effetto sorpresa o a scomparsa.

Vi elenco quello che al momento trovo più utili e divertenti e che riscontrano maggior successo tra i miei bambini. Continua a leggere

Il disturbo del linguaggio non è una patologia. Ecco perché è importante la valutazione logopedica

La cosa più difficile da comprendere dei disturbi del linguaggio così detti specifici, è che non sono delle patologie. Cosa significa?

Significa, per esempio, che molti dei bambini che manifestano difficoltà espressive linguistiche, sono bambini che conservano un normale sviluppo in tutte le altre competenze: sono cioè bambini sani, che hanno avuto un normale sviluppo motorio, per esempio hanno camminato intorno all’anno o poco più. Sono bambini che si alimentano normalmente, che si relazionano e che sembrano comprendere bene le parole che vengono rivolte loro.

Anche lo sviluppo cognitivo è adeguato, sono bimbi che giocano e che sono interessati al mondo che li circonda.

A questo punto accade il malinteso. Continua a leggere

Disturbi dell’alimentazione in età evolutiva: “ha mangiato tutto?”

di Giulia Girodo, logopedista – FEEDING DISORDERS IN ETÀ EVOLUTIVA

“Ha mangiato tutto?”

Questa è la classica domanda che una mamma fa all’educatrice quando va a prendere il proprio bambino alla Scuola dell’Infanzia, domanda che talvolta rivolge anche a se stessa, presa dal dubbio che il proprio piccolo non si nutra abbastanza, che sia più piccolo e magro dei suoi coetanei, che non assuma sufficienti proteine o che ne assuma troppe, che mangi troppi dolci e poche vitamine, che assuma poco calcio e che “chissà perché a casa ha rifiutato la crema di cavolfiori con cubetti di zucchine e invece all’asilo le zucchine le ha mangiate tutte”.

Bambini che mangiano controvoglia, spizzicano il cibo, rifiutano alcuni alimenti e fanno disperare i genitori a tavola, sono realtà piuttosto frequenti che si verificano in alcune fasi dell’infanzia. Spesso si tratta di comportamenti transitori che, se gestiti dalla famiglia in maniera adeguata, si risolvono in breve tempo.

Altre volte, tuttavia, diventano un vero e proprio disturbo, dal 2013 riconosciuto all’interno del DSM-V, che prende il nome di Feeding Disorder. Continua a leggere