Dai un occhio al mio bambino? Cosa chiedono le persone al logopedista

Nel periodo estivo mi sono presa una pausa dallo studio dove svolgo la mia attività di logopedista e ho lavorato prevalentemente a casa tra cartelle da finire e blog da sistemare, mail a cui rispondere.

Ci voleva!

In quei giorni, scorrendo le varie richieste delle famiglie, mi sono accorta come sia difficile per un genitore comprendere quanto sia specifico il nostro lavoro, e di come sia altamente specializzato. Nel mio caso (dato che mi occupo di bimbi piccolissimi) a questo è davvero necessario aggiungere un certo “saperci fare” mentre si parla con i genitori che possono non essere del tutto consapevoli della difficoltà del proprio bimbo.

Una frase/domanda “tipica” è “posso passare a fare due chiacchiere?” Oppure “ti porto il bambino così ci dai un occhio?”. Continua a leggere

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Logopedia con i piccolissimi: i giochi che utilizzo di più durante il trattamento

Chi mi segue da un po’ sa che mi occupo in modo particolare di bambini piccolissimi che non hanno avuto l’esordio del linguaggio o che parlano molto poco o molto male.

La maggior parte dei bambini che seguo ha un’età compresa tra i 27-28 mesi e i 3-4 anni.

In particolare per i bambini intorno ai 3 anni, una delle cose più difficili è rendere divertente la seduta pur ripetendo più e più volte la stessa attività per acquisire nuove competenze.

Trai i materiali che utilizzo, oltre a immagini,figure, tabelle … ci sono giochi classici come gli animali della fattoria e giochi ad effetto sorpresa o a scomparsa.

Vi elenco quello che al momento trovo più utili e divertenti e che riscontrano maggior successo tra i miei bambini. Continua a leggere

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Il disturbo del linguaggio non è una patologia. Ecco perché è importante la valutazione logopedica

La cosa più difficile da comprendere dei disturbi del linguaggio così detti specifici, è che non sono delle patologie. Cosa significa?

Significa, per esempio, che molti dei bambini che manifestano difficoltà espressive linguistiche, sono bambini che conservano un normale sviluppo in tutte le altre competenze: sono cioè bambini sani, che hanno avuto un normale sviluppo motorio, per esempio hanno camminato intorno all’anno o poco più. Sono bambini che si alimentano normalmente, che si relazionano e che sembrano comprendere bene le parole che vengono rivolte loro.

Anche lo sviluppo cognitivo è adeguato, sono bimbi che giocano e che sono interessati al mondo che li circonda.

A questo punto accade il malinteso. Continua a leggere

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Mese della Logopedia: grazie a tutti i colleghi logopedisti che hanno partecipato. Ecco i vincitori!

Anche quest’anno un’esperienza molto arricchente sia per i contenuti clinici, ma anche e sopratutto per la condivisione delle esperienze che la nostra bella professione ci porta a fare …

Voglio ringraziare ad uno ad uno i miei colleghi che hanno deciso di farne parte: Continua a leggere

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Perché è così importante leggere ai bambini?

di Linda Veronese, logopedista

La lettura ad alta voce è un’attività estremamente utile per lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini e può (o meglio dovrebbe) essere fatta fin dai primi mesi di vita.

Diverse ricerche hanno dimostrato che i bambini a cui si leggono regolarmente storie:

– evidenziano un più precoce sviluppo del linguaggio;

– possiedono un vocabolario più ricco;

– mostrano una maggiore capacità di esprimere in modo corretto e articolato il proprio pensiero;

– imparano ad utilizzare delle espressioni linguistiche non presenti solitamente nel linguaggio colloquiale.  Continua a leggere

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Come nasce un Patto Logopedico?

di Giovanna dal Ben, logopedista

Ogni persona è diversa da un’altra, poiché possiede un proprio bagaglio di idee, pensieri.

Quindi anche tutti gli utenti con cui un terapista, qui nello specifico un logopedista, entra in contatto sono differenti e la relazione che si crea con ognuno di loro è unica.

Nel caso di bambini e ragazzi, la relazione logopedica riguarda il bambino o il ragazzo, la sua famiglia (mamma, papà, nonni), la logopedista, le sue insegnanti ed ovviamente anche le altre figure professionali con cui l’utente si relaziona, ad esempio il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il terapista occupazionale, lo psicomotricista e il fisioterapista. Continua a leggere

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Balbuzie: tra falsi miti e verità. Cosa fare: aspettare o intervenire?

di Roberta Perosa, Logopedista

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Da anni mi occupo di balbuzie, ma mi rendo conto che ci sono ancora molti luoghi comuni da sfatare, falsi miti che fanno fatica a scomparire e molto spesso le domande che mi pongono i genitori durante i primi colloqui riportano frequentemente gli stessi dubbi.

Partendo da qui, perché allora non spiegare meglio cos’è la balbuzie e cercare di rispondere a quelle domande che più volte ci vengono poste?

Cercare di fare chiarezza mi sembra il primo passo per entrare in questo mondo, dove c’è ancora tanto da scoprire!

Quest’articolo è quindi indirizzato a tutti i genitori di bambini che balbettano e a tutti coloro che sono interessati ad avere risposte sulla balbuzie, capire cos’è e che cosa si può fare al giorno d’oggi.

Il mio intento è di diffondere ciò che ogni giorno mi insegnano i miei piccoli pazienti, perché “la balbuzie è molto più del semplice fatto di balbettare”.

Partiamo quindi dalla prima domanda:

Cos’è  la Balbuzie?

La balbuzie è un disordine del ritmo della parola, nella quale la persona sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono, che hanno carattere di involontarietà” (O.M.S., 1997).

Ma è anche molto più di questo, è un disturbo del parlare, ma anche del non parlare. Può capitare che il bambino che balbetta rinunci a dire quello che vuole per la paura stessa di balbettare o che  metta in atto una serie di comportamenti disfunzionali volti a superare le sue difficoltà. La balbuzie è disturbo della fluenza verbale molto complesso ed è causato da una serie di fattori (fisiologici, psicologici, genetici e da variabili ambientali), proprio per questo si parla di disturbo multidimensionale. Continua a leggere

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Leggere rende liberi: pensieri sulla lettura per e con i bambini

 

di PAROLIAMO

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.” (Gianni Rodari)

 

Nel lavoro della nostra équipe, formata da tre logopediste e un consulente professionista sistemico-relazionale, sempre più fondamentale ci appare il coinvolgimento della famiglia fin dal primo colloquio di presa in carico.

L’esperienza ci sta dimostrando l’importanza di considerare e valorizzare le relazioni che il bambino ha nella famiglia e a scuola, relazioni che vanno ad incidere sull’efficacia dei percorsi che proponiamo. Per questo, cerchiamo di guardare al bambino e alle sue relazioni tenendo conto degli elementi che possono influenzare i disturbi per cui siamo contattate e i loro vissuti che determinano la minore o maggiore efficacia dell’intervento. Continua a leggere

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Disturbi dell’alimentazione in età evolutiva: “ha mangiato tutto?”

di Giulia Girodo, logopedista – FEEDING DISORDERS IN ETÀ EVOLUTIVA

“Ha mangiato tutto?”

Questa è la classica domanda che una mamma fa all’educatrice quando va a prendere il proprio bambino alla Scuola dell’Infanzia, domanda che talvolta rivolge anche a se stessa, presa dal dubbio che il proprio piccolo non si nutra abbastanza, che sia più piccolo e magro dei suoi coetanei, che non assuma sufficienti proteine o che ne assuma troppe, che mangi troppi dolci e poche vitamine, che assuma poco calcio e che “chissà perché a casa ha rifiutato la crema di cavolfiori con cubetti di zucchine e invece all’asilo le zucchine le ha mangiate tutte”.

Bambini che mangiano controvoglia, spizzicano il cibo, rifiutano alcuni alimenti e fanno disperare i genitori a tavola, sono realtà piuttosto frequenti che si verificano in alcune fasi dell’infanzia. Spesso si tratta di comportamenti transitori che, se gestiti dalla famiglia in maniera adeguata, si risolvono in breve tempo.

Altre volte, tuttavia, diventano un vero e proprio disturbo, dal 2013 riconosciuto all’interno del DSM-V, che prende il nome di Feeding Disorder. Continua a leggere

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Giochi allena-menti! Esperienze di una logopedista

di Giulia Delfino, logopedista

Sono una logopedista e lavoro prevalentemente con l’età evolutiva; adoro conciliare il mio lavoro con una particolare passione, ovvero quella dei board games, cioè i giochi da tavolo.

Non pensate subito alle eterne partite a Monopoli o Risiko, perché le tipologie dei giochi da tavolo sono davvero le più disparate.

giochi filler

In particolare in questo articolo vorrei parlarvi dei giochi filler, letteralmente  riempitivi, che hanno la caratteristica di essere molto veloci, con poche regole chiare e precise e dal divertimento assicurato. Continua a leggere

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