Una casa kid’s friendly. Il soggiorno. Stare insieme.

Kidsmodulor_il soggiorno_titolo copiaGuest post di Adriana Correa di Kid’s Modulor.

 

Finora in questa rubrica abbiamo parlato di molti spazi:  la cameretta, il bagno, la tavola, la cucina. Ho preferito dedicarmi, come sapete, agli spazi in una casa che consideravo più critici per quanto riguarda i bambini, quelli dedicati esclusivamente a loro o quelli che rappresentano azioni di vita quotidiana “delicate”, come il mangiare o prendersi cura di sè . 

Se vogliamo, abbiamo fatto un’intrusione nella casa al contrario:  dalle stanze  private, dalla zona “notte” (infatti siamo partiti con “Fare la nanna”) alla zona “giorno”.  Dall’ intimo al sociale.  Dopo aver fatto un percorso nel privato, arriviamo quindi al centro della casa.

 

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Il soggiorno è lo spazio dove un tempo si trovava il caminetto, il luogo che custodiva il fuoco, il calore dello spazio domestico.  “Hogar” (dalla parola “hoguera”, cioè focolare)  in spagnolo è sinonimo di “casa”, ma in un senso molto più intimo, familiare, che arriva al significato profondo dell’ abitare perché il suo non è un concetto che si riferisce al luogo fisico ma alla sensazione di una casa, cioè al suo calore, alla sua anima condivisa.

Il soggiorno nasce come lo spazio dove “ci si scalda” non solo in termini materiali ma anche di legami affettivi.  E’ lo spazio di tutti, dove si vive di giorno, dove si sta insieme.  Uno spazio importantissimo quindi nella vita dei bambini che vogliono stare lì, al centro di tutto, vicino ai propri cari, come parte attiva nella vita della famiglia.

 

Luogo di rappresentanza versus libertà di movimento.

Ogni volta che andiamo a casa dei miei suoceri (per soggiorni più o meno lunghi) il nostro arrivo determina una trasformazione del soggiorno.  Con tenerezza osservo come la nonna comincia a togliere le piccole bomboniere in cristallo e argento di tutti i matrimoni di famiglia dal tavolo rotondo che normalmente le accoglie, il comò chiude lo sportello per far sparire le cornici delle foto, il tavolino rettangolare si sposta nell’ ingresso… il soggiorno si svuota!.  All’ improvviso diventa un luogo ancora più confortevole, rinuncia ad ogni segno di vanità per accogliere i piccoli arrivati comodamente, senza spigoli, senza nessun oggetto che possa destare preoccupazione.

Chi conosce la semplicità dei miei suoceri può capire che in questo gesto non c’è nessuna arroganza ma, al contrario, tanto amore. Non si tratta di salvaguardare oggetti preziosi da mani pericolose, ma di liberarsi del senso di “abbellimento” (in termini di decorazione) dello spazio per consentire la libertà di movimento. “Così i bambini possono giocare tranquilli”, dice la nonna.

Il soggiorno è sempre stato luogo di rappresentanza.  E’ lo spazio dove tradizionalmente si fanno accomodare gli ospiti, dove si espongono gli oggetti “preziosi” di una casa: opere d’arte, antichi vasi di porcellana cinesi o collezioni di bomboniere rinchiuse in una vetrinetta, non importa se sono di valore o no,  nel soggiorno trovano luogo gli oggetti che in qualche modo abbiamo il piacere di “far vedere”.  Questa concezione (della nostra più o meno esplicita aspirazione borghese) si trova subito in conflitto con l’arrivo dei piccoli in casa. Il soggiorno perde il suo status di spazio di rappresentanza, si spoglia del superfluo e diventa semplicemente luogo dove stare.

Quando i piccoli cominciano a camminare questo fatto diventa particolarmente evidente, e molto probabilmente il soggiorno resterà così per diversi anni, finché i bambini saranno bambini.  Nel bell’articolo di Mamma Logopedista troverete molti spunti sulla libertà di movimento nei primi mesi-anni di vita e di come accoglierla nel soggiorno, lo scenario prediletto dell’ inizio traballante dei primi passi.

 

Uno spazio informale e di condivisione.

I bambini non sanno che cos’è la formalità, ne a cosa serve.  Perché avere un divano in tessuto bianco dove è meglio non sedersi, un tappetto che è meglio non calpestare, un vaso o una lampada delicate?  I bambini restituiscono al soggiorno il suo autentico significato di luogo dove stare, di spazio che deve essere vissuto.  Evitiamo arredi e oggetti costosi e delicati per preferire invece quelli funzionali e comodi.  Diamo spazio ai divani in pelle o eco-pelle o con tessuti sfoderabili e lavabili, a numerosi cuscini dove sedersi anche per terra, a poggiapiedi , poltrone confortevoli.  Il soggiorno deve essere accogliente, deve consentirci di metterci a nostro agio.  Diventerà il luogo preferito dei bambini dove giocare, ed è giusto che sia così, in mezzo a tutti, al centro della casa.  Lasciamoli occupare questo spazio!

Essendo lo spazio dove si sta durante il giorno, nel soggiorno trovano luogo gli oggetti condivisi della famiglia:  lo stereo, la radio, i libri, la televisione,  anche i giocattoli.  Lontana dall’idea di “mettere al sicuro”  questi oggetti sono più per insegnare i bambini a rispettarli e, al momento giusto,  usarli correttamente.  Nel soggiorno di casa mia quindi lo stereo insieme ai cd, il dvd, la radio sono accessibili ai bambini che possono liberamente esprimere le loro preferenze musicali, nel rispetto di una convivenza democratica che lascia spazio a tutti (anche agli adulti).

 

Il nuovo centro del soggiorno.

 composizione soggiorno sentenza panna opaco e divano con penisola nero

 

Nei soggiorni delle nostre case, tranne qualche privilegiata eccezione, il focolare non c’è più.  I nostri sistemi di riscaldamento (per fortuna) hanno sostituito la vecchia stufa che un tempo lavorava arduamente per rendere l’inverno più vivibile; il caminetto non ha più una funzione vitale.  Nei nostri giorni di fronte al divano è comparso un nuovo elemento che il più delle volte  acquista una funzione importante nella vita della famiglia:  il televisore.

Al televisore e al rapporto dei bambini con lo stesso, andrebbe dedicato un articolo a sé.  Il tema è complesso e non senza opinioni contrastanti:  quanto sia diseducativa o alienante la televisione per i nostri figli, quanto sia negativa l’ esposizione al bombardamento pubblicitario, quanto la televisione più che ogni mezzo comincia ad inserire da prestissimo stereotipi di comportamento di genere, quanto riduca i tempi dedicati al gioco sono alcuni degli aspetti più discussi e sui quali possiamo fare lunghe riflessioni.

Ma la tv è anche un mezzo di comunicazione dei nostri tempi, non possiamo demonizzarla e cancellarla dalle nostre vite per chiuderci in un’esistenza isolata e nostalgica.

Il miglior compromesso, forse, è quello di accettarla con certi limiti, quelli imposti dal nostro buon senso, dalla nostra sensibilità e spirito critico. Ok alla tv ma limitata a un certo numero di ore al giorno (a mio avviso, un’ora è più che sufficiente) e stando attenti a quello che guardano i nostri figli. Cerchiamo di proporgli programmi di qualità, di privilegiare bei film, quelli che contengono una storia, un messaggio positivo, un po’ di poesia.  Ma soprattutto presentiamoci in senso critico rispetto ai programmi di massa, prendiamo spunto di alcuni temi proposti dalla tv per aprire discussioni che possano portare  a riflessioni, a prese di posizione e alla costruzione di un senso critico da parte dei nostri figli.  La tv può diventare così non strumento di isolamento e di assorbimento passivo di tutto ciò che ci presenta, ma momento di condivisione, di discussione costruttiva, di formazione di un pensiero.  Prendiamo un po’ di tempo anche per guardare un cartone, un film, un documentario o un programma di tv insieme ai nostri figli, non lasciamoli abbandonati ad una baby sitter mediatica.

La televisione nel soggiorno può avere così una funzione aggregativa. La proliferazione di questo mezzo in ogni stanza della casa distrugge invece ogni possibilità di condivisione.  Lasciamo che sia il soggiorno il luogo della tv di tutti, divertiamoci a discutere su quale programma vedere, educhiamo i nostri bimbi alla tolleranza, al rispetto del turno dell’altro, all’accettazione e all’attesa. La tv può diventare così anche strumento educativo, un mezzo condiviso regolato da leggi democratiche.

 

Oltre la televisione.

In realtà ai tempi nostri la tv è già stata superata.  I giovani di oggi guardano sempre meno televisione per dare spazio al mezzo di comunicazione più potente dei nostri tempi:  internet.  La cosa desta in alcuni ancora maggiore preoccupazione, perché se la tv poteva essere un mezzo in qualche modo “controllato”, internet ci sfugge dalle mani.  Entriamo in un mezzo dove si può facilmente scivolare in abissi pericolosi:  dalla costruzione di una personalità virtuale che si maschera dietro lo schermo e che è sempre meno capace di gestire le relazioni interpersonali “dal vero”, alla dipendenza del sesso virtuale, figlio della prima, la dipendenza del gioco, ecc.

Nella metropolitana, in autobus, nei bar, nelle piazze vediamo sempre di più il desolante panorama di persone (e soprattutto giovani) che non si guardano agli occhi, che non osservano quello che li sta attorno, che non si parlano tra di loro:  hanno lo sguardo fisso nel proprio micro schermo, nella propria piccola finestra aperta verso il mondo dell’illusione, tanto fittizio quanto infinito.

Nelle nostre case spesso questa situazione si ripresenta in maniera ancora più marcata, soprattutto con la crescita dei bambini,  lasciando il passo al gioco reale per abbracciare quello virtuale.  Anche qui, però, cerchiamo di guardare al futuro senza paura: dobbiamo essere capaci di dare ai nostri ragazzi la capacità di utilizzare sapientemente questi potentissimi strumenti, non di lasciarsi inghiottire da loro.

Accanto a un’educazione al uso di internet come mezzo di comunicazione, informazione e apprendimento, offriamo ai nostri bimbi strumenti che consentano loro di rafforzare le relazioni affettive, che permettano di vivere i rapporti interumani con sicurezza, con una sana accettazione di se stessi e degli altri.  L’educazione ad un uso consapevole e responsabile di internet deve partire da noi: lasciamo stare i tablet e i telefonini mentre siamo a casa con gli altri membri della famiglia e dedichiamoci a stare insieme, a riproporre quella sensazione di calore domestico attraverso la nostra presenza dialettica, il nostro sostegno non solo materiale, il tepore dei nostri abbracci.

 

 

 

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2 pensieri su “Una casa kid’s friendly. Il soggiorno. Stare insieme.

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