Coloriamo la frase!

 

di Jenny Rio, logopedista

LA FRASE

Lo studio attento ed appassionato del linguaggio da parte dei linguisti ci ha permesso di capire come è organizzata la nostra lingua dal punto di vista dei suoni (fonologia), delle parole (semantica) e delle combinazioni di parole (morfo-sintassi).

In particolare, nel campo della sintassi, la linguistica ci insegna che il nostro linguaggio è strutturato in frasi. Mi soffermo qui sul concetto di frase perché questo riveste un ruolo fondamentale nel lavoro del Logopedista di stimolazione del linguaggio con i bambini che fanno fatica ad apprendere a parlare.

L’intuizione fondamentale su cui si basa lo studio della sintassi è che la frase non è semplicemente una catena di parole che si susseguono in modo lineare una dopo l’altra, come ci fanno credere alla scuola elementare: la + mamma + piange, articolo poi nome poi verbo.

Le parole hanno in realtà una relazione gerarchica fra loro: ci sono parole che dipendono da altre parole e gruppi di parole strettamente legate insieme. Proprio per far risaltare queste dipendenze le frasi vengono talvolta disegnate come alberelli rovesciati, con rami da cui si diramano altrettanti rametti a rappresentare le relazioni esistenti.

La frase ha una sua precisa struttura interna le cui regole di funzionamento sono state svelate grazie ad approfondite analisi linguistiche. Sulla base di queste è stato costruito un modello sintattico nel quale il “capo” della frase è rappresentato dal verbo.

È il verbo che “decide” che forma avrà la nostra frase e quali elementi dovranno essere necessariamente presenti. Ogni verbo, infatti, è associato ad un determinato numero di argomenti obbligatori.

verbi monovalenti

I verbi “MONOVALENTI” hanno bisogno solo del soggetto per formare una frase di senso compiuto.

Ad esempio, il verbo PIANGE nella frase LA MAMMA PIANGE si lega al suo argomento, il soggetto LA MAMMA, e forma con esso una frase completa, sebbene un po’ malinconica.

verbi bivalenti

I verbi “BIVALENTI” richiedono due argomenti.

Il verbo LECCA nella frase IL BAMBINO LECCA IL GELATO si lega al soggetto IL BAMBINO e al complemento diretto IL GELATO.

La frase IL BAMBINO LECCA, in cui il complemento è omesso, suona strana perché manca l’argomento necessario.

verbi trivalenti

I verbi “TRIVALENTI” richiedono tre argomenti.

Come illustrato da IL BAMBINO BUTTA LA PALLA IN PISCINA, la frase è completa quando il verbo BUTTA viene affiancato dal soggetto IL BAMBINO, il complemento diretto LA PALLA e il complemento indiretto IN PISCINA.

Se proviamo ad omettere uno degli argomenti otteniamo frasi scorrette (indicate con l’asterisco):

*IL BAMBINO BUTTA LA PALLA, ma dove la butta?!

*IL BAMBINO BUTTA IN PISCINA, che cosa?!

In italiano abbiamo la possibilità di omettere il soggetto, per cui le frasi senza soggetto non risultano di per sé scorrette. Il soggetto è sottinteso, c’è ma non si vede.

La frase è quindi costituita innanzitutto dal verbo e dai suoi argomenti, gli elementi indispensabili, che formano il nucleo.

A questa struttura minima possiamo poi aggiungere vari elementi facoltativi, che andranno ad arricchirne il significato.

Possiamo aggiungere informazioni agli argomenti del verbo:

LA MAMMA PIANGE > [LA MAMMA TRISTE] PIANGE

IL BAMBINO LECCA IL GELATO > IL BAMBINO LECCA [IL GELATO AL LIMONE]

In questi esempi, il soggetto LA MAMMA e il complemento diretto IL GELATO mantengono il loro ruolo di argomenti ma vengono ampliati con i cosiddetti modificatori, che sono facoltativi. I modificatori sono rispettivamente un aggettivo (TRISTE) e un complemento (AL LIMONE).

Alternativamente possiamo espandere l’intera frase:

LA MAMMA PIANGE > LA MAMMA PIANGE [IN BAGNO]

IL BAMBINO LECCA IL GELATO> [OGNI SERA] IL BAMBINO LECCA IL GELATO

In questi casi sono stati aggiunti dei complementi che specificano il luogo e il tempo dell’intera scenetta-evento.

Questi elementi aggiunti sono esterni al nucleo e vengono chiamati avverbiali: sono anch’essi facoltativi.

Questi pochi esempi bastano per capire che questo modello grammaticale ci permette di descrivere moltissimi tipi di frase in modo relativamente semplice, identificando come punto di partenza il nucleo e distinguendo gli elementi necessari dagli elementi facoltativi.

I mille complementi dell’analisi logica tradizionale, che abbiamo passato anni a memorizzare, in questo nuovo contesto perdono di significato: c’è chi darebbe loro fuoco (sfruttando un bel complemento di incendio?!). Quello che conta è la funzione delle parole all’interno della frase ed è a questa che dobbiamo dedicare la nostra attenzione.

Imparare ad analizzare le frasi in questo modo è importante anche per capire gli stadi di sviluppo della sintassi nei bambini e ha delle ricadute dirette sul nostro lavoro riabilitativo e quindi nella predisposizione del piano di trattamento per chi è in difficoltà.

 

BAMBINI CHE IMPARANO

Durante il secondo anno di vita i bambini sviluppano un lessico che diventa velocemente molto ricco e variegato e, in un secondo momento, incominciano a mettere insieme nei loro enunciati le parole che conoscono, a gruppi di due o tre.

Queste combinazioni vengono usate dai bambini per esprimere una varietà di messaggi e sono ottenute affiancando parole di tipo diverso, nomi con nomi (es., mamma pappa), nomi con avverbi (es., palla più) e così via.

Gli enunciati usati dai bambini in questo stadio vengono a volte equiparati ai messaggi che noi componiamo quando mandiamo un telegramma (o meglio, quando usavamo il telegrafo: linguaggio telegrafico): sono messaggi da cui, per ragioni di economia, tralasciamo le parole che non sono essenziali al significato globale che vogliamo trasmettere.

Dagli enunciati dei bambini di due anni mancano, infatti, le paroline della morfologia come articoli e preposizioni. Spesso mancano in realtà anche altri elementi che sarebbero fondamentali per la comprensione del messaggio, primo fra tutti il verbo: questo è il motivo per cui i bambini così piccoli spesso si capiscono solo nel contesto specifico in cui si trovano.

È solo durante il terzo anno di vita (tra i 24 e i 36 mesi) che queste prime combinazioni di parole incominciano gradualmente a trasformarsi in quelle sequenze ordinate che noi chiamiamo frasi.

Vengono infatti utilizzati in modo sempre più frequente i verbi e cominciano a comparire le prime strutture argomentali, proprio sul modello di quelle che abbiamo descritto sopra: i bambini incominciano a fare i primi passi nel regno della sintassi!

In un primo momento queste frasi embrionali sono incomplete: i bambini omettono uno o più degli argomenti richiesti dal verbo e le paroline grammaticali vengono usate in modo discontinuo.

Nel corso di pochi mesi, però, le strutture argomentali si completano e gli elementi morfologici vengono usati in modo sistematico: ecco la frase minima o nucleare.

Non solo, in pochissimo tempo, le capacità sintattiche evolvono a tal punto che i bambini, in tempo per il loro terzo compleanno, imparano ad ampliare gli argomenti e ad espandere le frasi, lungo le linee tracciate precedentemente: ecco le frasi ampliate e, quando più frasi vengono collegate fra loro, le frasi complesse.

 

BAMBINI CHE NON IMPARANO

 Nei bambini con difficoltà di linguaggio si nota spesso una significativa lentezza nell’evoluzione delle capacità di costruzione delle frasi.

Questi bambini per molto tempo fanno un uso scarso dei verbi e, quando questi fanno la loro comparsa, le frasi a cui danno origine rimangono “corte” ed incomplete per un tempo sproporzionato rispetto allo sviluppo linguistico normale.

Sfruttando la nostra nuova terminologia, possiamo spiegare meglio questa immaturità grammaticale osservando che:

  • nel repertorio di questi bambini la varietà delle strutture argomentali dei verbi spesso è limitata
  • l’obbligatorietà degli argomenti non sempre è rispettata
  • la capacità di ampliare il nucleo si sviluppa con difficoltà

In poche parole, i bambini tendono ad usare per lungo tempo frasi minime, che ruotano intorno a pochi verbi, omettendo parole necessarie alla struttura della frase e alla comprensione dei loro messaggi da parte di chi li ascolta.

Non è raro che si presentino nello studio della logopedista bambini che, pur avendo tanto da dire, non hanno a propria disposizione le risorse linguistiche adeguate per raccontare, spiegare cosa hanno fatto all’asilo o semplicemente descrivere una figurina illustrata.

 

ARRIVA LA LOGOPEDISTA!

Per stimolare l’evoluzione delle capacità sintattiche è possibile sfruttare il canale visivo, cioè creare dei supporti concreti che i bambini possono vedere e toccare.

Quando è difficile apprendere il linguaggio sulla base del solo input uditivo, come risulta esserlo per questi bambini, è utile ideare degli strumenti che sfruttino un canale alternativo.

Abbiamo visto che i PUNTINI, pur nella loro semplicità, possono rivelarsi utili per stimolare le combinazioni di due/tre parole in quanto rendono concrete queste parole trasformandole in “piccoli oggetti” che il bambino può indicate col dito.

Possiamo procedere in modo simile usando LE FRASI COLORATE, che ci permettono di mostrare al nostro bambino come può fare per comporre le frasi, per poi esercitarlo ad usarle.

Ci avvaliamo di strisce di cartoncino ed immagini; le prime rappresentano le frasi e sono di tre tipi a seconda che il verbo sia mono-, bi- o tri-valente.

Gli spazi da “riempire” corrispondono al verbo e ai suoi argomenti e sono colorati in modo diverso a seconda del tipo di parola che vi andrà sistemata.

Le immagini rappresentano le singole parole e sono colorate con colori corrispondenti a questi spazi: nelle foto vedete i verbi gialli, le persone/animali arancioni, gli oggetti verdi, i luoghi blu. Come vedete, i nostri PUNTINI sono qui rimpiazzati da segnaposto in “carne ed ossa”!

Con questo materiale possiamo insegnare al bambino a mettere insieme in modo ordinato le parole; a seconda del profilo del bambino possiamo decidere di stimolare le frasi a 1, 2 o 3 argomenti.

Se scegliamo i verbi a due argomenti, prendiamo la striscia con tre spazi e mettiamo a disposizione del bimbo le immagini gialle relative a questi verbi. Iniziamo, infatti, sempre dal verbo, “il capo”, che, una volta scelto, deve essere sistemato per primo nello spazio giallo.

Una volta deciso il verbo (es.: LECCA), invitiamo il bambino a trovare i possibili “attori” dell’evento fra le immagini arancioni e quelle blu usando le domande Chi lecca? e successivamente Che cosa lecca?.

Il bimbo aggiunge le due immagini scelte componendo così una frase nucleare:

IL BAMBINO LECCA IL GELATO

A questo punto gli chiediamo di “leggere le figure” da sx a dx, in modo da pronunciare le parole in sequenza.

La stimolazione può continuare con lo stesso verbo, affiancandogli argomenti diversi, oppure passando ad un altro verbo a due argomenti. Utile può essere anche partire da una scenetta disegnata che rappresenta un evento a due “attori” e chiedere al bambino di comporre la frase che la descrive.

In modo simile si procede con i verbi a tre argomenti.

Il bambino sceglie un verbo, es. BUTTARE, e noi lo aiutiamo a trovare fra le immagini colorate i tre “attori” con le domande chi butta?, che cosa butta? e dove lo butta?.

Costruiamo la frase insieme sistemando la figurina arancione, quella verde e quella blu sulla striscia di cartoncino intorno al verbo, così: IL BAMBINO BUTTA LA PALLA IN PISCINA

Questo materiale ha il vantaggio di poter essere usato in modo molto flessibile in tante attività diverse.

Arrivati a questo punto, infatti, possiamo far ripetere tante volte la frase al bambino indicando le immagini in modo da esercitare le sue capacità di programmazione linguistica, se sappiamo che ha bisogno di essere stimolato da questo punto di vista. Oppure possiamo riflettere col bambino su cosa succede se cambiamo l’ordine delle parole o se omettiamo uno degli argomenti e lasciamo uno spazio vuoto: si può dire così?

Le attività devono naturalmente essere scelte con cura sulla base dell’età del bambino e dopo aver ben capito la natura delle sue difficoltà espressive.

Il materiale propone necessariamente una versione molto, molto semplificata del modello sintattico che vi ho presentato all’inizio di quest’articolo.

Le strisce colorate rappresentano solo alcune delle strutture sintattiche più semplici codificate dai verbi nella nostra lingua. Inoltre, il soggetto viene fatto coincidere con personaggi animati (immagini arancioni) e l’oggetto con entità non animate (immagini verdi) ma naturalmente non è sempre così: a volte è il piatto che  piange piuttosto che la nostra povera mamma!

Proprio per questo motivo è molto importante per il logopedista avere chiaro in mente il modello nella sua interezza. Questa conoscenza, infatti, ci permette di essere consapevoli del livello a cui stiamo lavorando e di sapere dove vogliamo arrivare. Ci dà inoltre la capacità di adattarlo, strada facendo, alle crescenti abilità del nostro compagno di avventura.

Con le FRASI COLORATE realizziamo un obiettivo cruciale che è quello di far notare al bambino alcune caratteristiche centrali del linguaggio rendendole esplicite, estraendole dal “magma indistinto” – come è stato definito con analogia curiosa – che caratterizza la sua competenza linguistica.

Il materiale permette il bambino di manipolare le parole con i loro diversi significati e lo porta a padroneggiare le prime regole di costruzione delle frasi: un punto di partenza imprescindibile da cui, quando sarà il momento, si partirà per andare oltre, ad ampliare ed espandere.

Buon lavoro!

***

JennyRio, Logopedista – jennyrio@pianetaluca.com

Ringrazio Integrated Treatment Services per il materiale figurato messo a disposizione sul loro sito (cf. www.integratedtreatmentservices.co.uk)

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2 pensieri su “Coloriamo la frase!

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