Counseling logopedico e bambini molto piccoli che non parlano

Mi sta succedendo una cosa un po’ particolare, che poi è quella per cui ho tanto seminato e lavorato negli ultimi anni. Tante e tante richieste di sostegno, consigli e aiuto da parte di genitori di bambini piccolissimi, diciamo tra i 10-12 mesi e i 18.

Ma cosa ci sarà tanto da preoccuparsi a quest’età?

La cosa che ho capito da quando mi sono dedicata, attraverso questo blog, alla divulgazione di informazioni sullo sviluppo linguistico dei bambini, è che la conoscenza è un’arma a doppio taglio: da un lato conoscere ci consente di verificare che tutte le cose procedono come si deve o se non lo fanno, quali strumenti utilizzare per farle andare bene. Dall’altro conoscere porta dubbi e interrogativi a volte eccessivi, ma che sorgono spontanei. Tutto ciò va di pari passo con la nostra sensibilità e col modo che abbiamo di affrontare le cose.

Se Maria è una persona ansiosa, la sarà in qualunque ambito, a maggior ragione per la salute dei figli. Se Antonio è un papà sereno e una persona tranquilla, difficilmente si allarmerà per una lallazione scarsa, ma certamente alzerà la sua attenzione alla cosa cercando di studiare la situazione per un po’ di tempo. E ancora, se Simona è una persona che affronta le cose giorno per giorno, probabilmente far così per tutto. Non c’è un modo giusto e uno sbagliato, ognuno ha il proprio modo.

Credo che in generale quante più cose conosciamo e tante più sono le domande  e i dubbi che ci possono sorgere, e per fortuna!

Molti genitori ormai sanno cos’è la lallazione, quando dovrebbe comparire e anche più o meno come dovrebbe essere. Ottimo! Molti di voi sanno che i bambini a una certa età, intorno ai 9-10 mesi, inizia ad usare i gesti e che intorno all’anno ci saranno le prime paroline.

è troppo presto per preoccuparsi?

Questa in assoluto è la domanda che mi fate più spesso e la ricevo a qualsiasi età del bambino: 10 mesi, 12 mesi, 16 mesi, 2 anni, 3 anni, 4 anni, 5 anni … davvero ogni età. In questo articolo vorrei concentrarmi sui quesiti riferiti ai bambini molto piccoli, sotto ai 18 mesi. Cosa fare quando qualcosa non va? Il logopedista in che modo può aiutarvi?

Sono certa che leggerete molto, cercando su internet informazioni tipo “12 mesi e non parla”, cosa che per esempio ho appena fatto. Dalla mia ricerca il primo articolo che esce è la testimonianza di una mamma, la seconda è un articolo che … lasciamo perdere …

Quello che intendo dire è che può essere molto difficile per un genitore preoccupato capire a quale campana dare ascolto e spesso, per esempio quando rivolgono il proprio dubbio al pediatra o a un amico, si sentono rispondere di non preoccuparsi, che è troppo presto e che ogni bambino ha i proprio tempi. Ciò in parte è vero, o potrebbe essere vero, come anche no, dipende da situazione a situazione. Ma il fatto è che di fronte a questo tipo di risposta il genitore preoccupato, resta tale perché non gli abbiamo fornito una spiegazione, ma solo una rassicurazione e resta il fatto che non acquisisce suggerimenti utili a “smuovere le cose”.

Ecco ad esempio alcune delle preoccupazioni (esplicitate o meno) più frequenti e che mi vengono riportate:

  • Non parla, avrà qualcosa di grave?
  • Non parla, sarà autistico?
  • Non parla, è normale?
  • Non parla, ma tanti alla sua età non lo fanno
  • Non parla, ma è solo pigrizia?
  • Non parla: è colpa mia?

A parte le normali rassicurazioni che potrebbe appunto fornire un amico, abbiamo risposte concrete e validate dalla clinica per poter rispondere veramente a queste domande? La risposta è sì! Solo che non può essere una risposta data sulla porta, non può essere una risposta immediata o non sarà la risposta che ci si aspettava.

consulenza logopedica

La consulenza logopedica è una strada che si può percorrere e che ancora oggi è poco conosciuta o poco sfruttata; facciamo chiarezza su cosa è e su cosa non è la consulenza logopedica.

  •  non è una chiacchierata anche se la forma che può assumere è quella di una conversazione. Distinguiamo quindi la consulenza logopedica da un colloquio di primo contatto che può avvenire in studio in modo informale e in cui si spiega al genitore in cosa consiste il nostro lavoro e con che modalità si svolge.
  • non è una valutazione del linguaggio: la consulenza logopedica consente di raccogliere informazioni in merito al linguaggio del bambino, ma non è equiparabile a un esame del linguaggio vero e proprio dove si vanno a misurare dati oggettivi sia quantitativi che qualitativi.

Ma allora in cosa consiste e come si svolge? Dipende dal momento in cui si mette in atto e verso chi è rivolta.

Consulenza Logopedica rivolta ai genitori in assenza del bambino e prima di una valutazione del linguaggio.

In questo caso assume le caratteristiche di un’intervista alla famiglia attraverso la quale si raccolgono molti dati importanti per fare un inquadramento generale del contesto:

  • sviluppo pregresso del bambino: periodo pre-perinatale e primi anni di vita,
  • informazioni sull’attuale linguaggio del bambino e le sue modalità comunicative.
  • si definisce ciò che la famiglia pensa in merito e, per esempio, se mamma e papà la pensano nello stesso modo o sono in conflitto tra loro,
  • se la famiglia è confusa perché ha ricevuto consigli e comunicazioni contrastanti da pediatra, famigliari, amici
  • se hanno falsi luoghi comuni in mente, per esempio che il bambino è pigro o che è troppo presto per fare qualcosa,
  • che strategie mettono in atto per “compensare” l’assenza di linguaggio …

Insomma, davvero una approfondita analisi della situazione e ottenere molte informazioni utili necessarie per supportare la famiglia.

Naturalmente sta a noi professionisti capire se la situazione portata dalle diverse famiglie è meritevole di un immediato intervento (se la storia pregressa di sviluppo fa supporre fattori di rischio) o, nel caso la famiglia non sia pronta, se è possibile guidarli strada facendo magari con incontri successivi. Per fornire una consulenza logopedica di qualità è necessario conoscere molto bene la letteratura in merito all’esordio del linguaggio e la valutazione e trattamento dei bambini molto piccoli. Tengo molto a questo punto: io per esempio non saprei aiutare un paziente adulto, non solo perché in quell’ambito ho una formazione teorica superficiale, ma soprattutto perché non ho esperienza e pratica clinica quotidiana in merito.

Consulenza logopedica dopo valutazione del linguaggio

Alcuni bambini il cui linguaggio viene valutato precocemente, possono risultare più vicini ai profili dei bambini late bloomers piuttosto che bambini che permarranno in condizioni di disturbo di linguaggio conclamato. In questi casi sarebbe consigliabile attivare un percorso di monitoraggio dello sviluppo linguistico, ma nel frattempo potrebbe rivelarsi molto utile seguire i genitori con incontri periodici, restando a disposizione per qualunque dubbio. Infatti inserendo alcuni “correttivi” e suggerimenti pratici si può ottenere molto e non raro sentire i genitori comunicarci che dopo la valutazione il loro piccolo ha avuto uno sblocco del linguaggio. Perché? Spesso perché mostrando ai genitori come fare e alzando la loro attenzione al linguaggio, si ottiene immediatamente un migliore contesto comunicativo.

consulenza logopedica come trattamento indiretto

In altri casi, dopo la prima valutazione, se il bambino presenta effettivamente un linguaggio molto immaturo, ma è anche molto piccolo, può valere la pena proporre un percorso indiretto sul linguaggio attraverso la famiglia.

Chiamiamolo come vogliamo: parent coaching, trattamento logopedico indiretto, consulenza logopedica periodica … ciò che caratterizza questi tipo di intervento è che il percorso è ben strutturato, con obiettivi e attività specifiche guidate dal logopedista, ma realizzate attraverso la famiglia. Questo tipo di intervento è molto complesso da gestire e bisogna essere ben preparati. Il filone è quello dei modelli socio-interazionisti, vedi Interact e Oltre il Libro. Dedicherò a questo un articolo molto presto.

consulenza logopedica durante il trattamento logopedico riabilitativo

Talvolta, anche se il bambino è molto piccolo, è necessario iniziare un trattamento logopedico precoce perché, per esempio, mancano i prerequisiti allo sviluppo del linguaggio. Anche in questi casi può essere utile accompagnare i genitori con momenti di consulenza paralleli alle sedute del bambino. Questo perché, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, il genitore fatica a capire in cosa consiste il nostro lavoro, non sa come collaborare attivamente e spesso va in ansia ad assistere direttamente alle sedute del figlio. Perciò sta a noi professionisti valutare da caso a caso, cosa proporre a quella mamma e quel papà.

In conclusione trovo che la consulenza logopedica sia un percorso altamente utile per indirizzare la famiglia, rassicurarla, fornire spunti per modificare l’ambiente comunicativo e linguistico a favore del bambino e creare un’alleanza positiva e fiducia tra il logopedista e la famiglia.

Bibliografia

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