DSA ed Era Digitale: la Riabilitazione si rinnova per stare al passo con i tempi

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di Debora Ielpo, logopedista

Come spiegare e spiegarsi “ la Riabilitazione a distanza”.

Cosa significa essere dislessici nell’era digitale? Le nuove tecnologie possono aiutare bambini e ragazzi con disturbo specifico di apprendimento?

Verrebbe da rispondere di sì, ma fino a che punto? E in che modo?

Per rispondere a queste domande dobbiamo partire da un’importante affermazione: nella maggior parte dei casi, in psicopatologia un disturbo è tale all’interno della società in cui si manifesta (Luci e Grandi 2012).

È interessante però notare come, se da una parte nascere nell’era digitale determini la massima dei espressività dei disturbi dell’apprendimento, in tutta la sua implacabilità, è altrettanto vero che, proprio nella digitalizzazione è possibile trovare la soluzione al disturbo.

Il dato che, in un’era digitale anche la riabilitazione di un disturbo di lettura, debba passare per gli strumenti informatici e per il web potrebbe sembrare immediato e banale sia per i profani che per gli esperti del settore. Ma viene spontaneo chiedersi: in che modo?

La Consensus Conference sui Disturbi Specifici di Apprendimento, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità (2011), raccomanda di trattare i soggetti con dislessia con interventi specialistici mirati al miglioramento della velocità e della correttezza della lettura. Interventi, che, si concretizzano nella lettura veloce di parole intere e dunque una presentazione tachistoscopica (temporizzata e veloce appunto) di parole singole o inserite nel contesto di un brano, sullo schermo di un PC, raccomandando interventi che abbiano una frequenza plurisettimanale, magari anche breve (20 minuti) ma ripetuta, unici elementi in grado di assicurare un’efficacia.

Purtroppo è questa la necessità che oggi più spesso si scontra con le scarse risorse sanitarie rispetto alla necessità della presa in carico terapeutica. Sappiamo ormai tutti, del sovraccarico dei centri riabilitativi che si vedono invadere da richieste spesso non soddisfabili e delle famiglie in attesa di un intervento e supporto che forse arriverà quando ormai non è più tempo di riabilitazione.

La voglia ed il tentativo di ovviare a tale problematica ha spinto a pensare a trattamenti che, integrando trattamento domiciliare ed ambulatoriale, siano in grado di risolvere i limiti di una riabilitazione efficace e significativa.

È proprio questa la direzione in cui si pone la riabilitazione a distanza grazie alla quale il clinico può monitorare a distanza, appunto, l’esercitazione anche quotidiana eseguita dal paziente a casa, grazie a programmi che abbiano caratteristiche chiare quali:

  • facile utilizzo;
  • che siano progettati in modo da richiedere il minimo intervento esterno;
  • propongano stimoli ed esercizi graduali e graduabili;
  • permettano la gestione dei dati e quindi la possibilità di programmare interventi mirati e personalizzati;
  • siano monitorabili a distanza.

Possiamo facilmente renderci conto di come, in tal modo, vengano risolti due importanti problemi: la frequenza plurisettimanale e il numero di utenti che si possono accogliere in un ambulatorio che di fatto raddoppia.

In questa direzione RIDInet, è la prima piattaforma in Italia di Riabilitazione a distanza. È il primo servizio interamente online pensato per incrementare ed agevolare l’efficacia dell’intervento riabilitativo sui DSA offrendo agli specialisti la possibilità di assegnare attività riabilitative da svolgere a casa, unica Piattaforma ad oggi disponibile in grado di soddisfare i criteri per una riabilitazione efficace: intensività, multimedialità ed adattabilità (la possibilità di incrementare il livello di difficoltà in funzione della prestazione).

Il modello di Riabilitazione a distanza, è dunque quello che innova il panorama riabilitativo degli ultimi tempi, costringendo clinici e riabilitatori di vecchio stampo a formazione continua oltre che ad una nuova flessibilità ed adattabilità dei propri interventi non sempre, purtroppo, scontata, riconfermando senza timori che l’esercizio a casa non sostituisce però in nessuno caso la riabilitazione in studio, ma ne POTENZIA L’EFFICACIA. È questa la dimensione in cui, i genitori, non si trasformeranno in riabilitatori, ma saranno buoni mediatori in grado di garantire continuità e costanza, sola garanzia di quel successo riabilitativo, che innalzando livelli di motivazione ed autostima diventa la chiave per la migliore predisposizione a “provare e riprovare”: uniche strategie per apprendere ed imparare.

 

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DOTT.SSA DEBORA IELPO

Logopedista

Centro Dedalo – Siena

dedalocentro@gmail.com

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