Il logopedista è come una guida alpina

di Fulvio Cavalet-Giorsa, Logopedista

 

Non è certo immediato trovare un’associazione tra la logopedia e la montagna, ma del resto, per chi, come me, vive in Valle d’Aosta, qualsiasi attività lavorativa si svolga, ci sono le montagne a fare da contorno.

Forse è proprio per questo motivo che, quando qualche tempo fa ho avuto modo di seguire una conferenza tenuta dalla guida alpina Lucio Trucco che spiegava le modalità più corrette per esercitare la sua professione, mi sono reso conto che le sue considerazioni si adattavano molto bene anche al mio lavoro.

Ecco dunque le mie riflessioni sulle affinità tra logopedista e guida alpina, due professioni che sembrano tanto differenti, e sul perché, da logopedista, mi piace immaginarmi come una guida alpina.

Per affrontare un’uscita dovresti essere in ottima forma psicofisica

Certo, non si può pensare che una guida che accompagna un’altra persona in un’impresa alpinistica abbia degli acciacchi, perché metterebbe a rischio la sicurezza del cliente e la sua, ma allo stesso modo anche un logopedista, come del resto qualsiasi persona che lavora nell’ambito delle relazioni d’aiuto, se non sta bene, non riesce ad esercitare al meglio la sua professione.

L’attenzione verso di sé, dunque, non è un’attenzione egoistica, ma  altruistica e questa sensibilità, a mio parere, dovrebbe essere avvertita e presa in considerazione dalle organizzazioni che forniscono tali servizi. In qualche modo, il prendersi cura del proprio personale incide sulla qualità del servizio ancor più dei macchinari che vengono utilizzati o dei locali in cui si lavora.

Pur ritenendoti, giustamente, un esperto, devi pensare di essere in cordata perciò devi capire con chi stai formando una coppia per affrontare il percorso.

Un momento molto importante, sia per una guida che per un logopedista, è quello in cui ci si incontra e ci si conosce: chi viene chiede di essere accompagnato nel raggiungere una meta, un obiettivo, una vetta ed il professionista deve sapere riconoscere le potenzialità del proprio cliente. Se io in questo momento andassi da una guida alpina e dicessi “domani voglio salire sul monte Cervino“, questa dovrebbe essere così corretta da dirmiFulvio, magari prima proviamo a salire su qualche altra montagna meno impegnativa, perché io non ti posso portare su di peso”. Una persona che ha delle difficoltà vorrebbe uscire il prima possibile dalla sua condizione, perciò è fondamentale capire le caratteristiche di quel paziente e del suo disturbo per riuscire a concordare una meta raggiungibile e possibile. E così facendo non c’è il portare a un risultato, prendere una persona sulle spalle e portarla ad un raggiungimento: si va insieme, in cordata, con un obiettivo  comune, ma questo deve essere un obiettivo ragionevole, non può essere un obiettivo troppo elevato o comunque incongruo. Prioritari sono il rapporto di fiducia reciproca, di affiatamento, di comprensione e di conoscenza anche di sé, dei propri limiti e delle proprie difficoltà, di consapevolezza che in quel momento  potrebbe essere non così semplice affrontare un percorso troppo complesso rispetto alle competenze tue e del cliente. Cioè, se professionalmente parlando, un logopedista non si sente così capace nel riabilitare uno specifico disturbo, ma la richiesta è proprio rispetto a quest’ultimo, è doveroso dire “ no, mi dispiace ma io fino lì non riesco a portarla, perché non ho le competenze per fare questo tragitto con lei”. Quindi questa conoscenza iniziale è una conoscenza dell’altro, una conoscenza delle caratteristiche del disturbo ed anche una conoscenza di sé.

Devi sapere dove si sta andando cioè qual è la meta condivisa.

Coma una giuda alpina deve conoscere bene l’itinerario e le sue caratteristiche, così il logopedista deve conoscere i programmi e gli obiettivi del trattamento. É la competenza professionale, la competenza tecnica. Per un logopedista conoscere l’itinerario significa conoscere la fisiologia umana, conoscere gli aspetti della neuropsicologia, conoscere le teorie sugli apprendimenti, ma significa anche avere delle competenze trasversali, per esempio sul piano relazionale ed emotivo, per cogliere la necessità di collaborare con altre figure. Da tutto ciò si comprende anche la complessità della nostra professione, perché è un lavoro che se è vissuto solo e strettamente dal punto di vista tecnico non è così efficace: deve avere ampie vedute che comprendono anche altri settori benché questi non appartengano in modo specifico alla professione, ma la cui conoscenza è fondamentale per potere lavorare bene.

Devi conoscere quali sono le condizioni meteorologiche del momento.

In montagna ci sono condizioni meteorologiche variabili e spesso, in base ad esse, una guida alpina deve essere pronta a modificare quanto pianificato: il tempo in montagna cambia rapidamente, e può diventare una seria minaccia per l’incolumità delle persone. Ma anche nel lavoro del logopedista ci sono delle condizioni e delle variabili che fanno sì che non si possa lavorare in maniera standard perché ogni disturbo è vissuto da una certa persona, in un certo momento. Così può accadere che vi siano dei momenti in cui non sia possibile fare un lavoro efficace con una certa persona e, in questi casi, la decisione di pazientare e di rinviare l’attività è una saggia decisione perché potrà permettere di raggiungere l’obiettivo in un tempo successivo, mentre invece incamminandosi in quel momento si potrebbe andare incontro ad una frustrazione.

Una volta, ma purtroppo accade ancora oggi, la logopedia, così come la fisioterapia, veniva prescritta anche quando non necessaria con la considerazione “tanto male non fa”, ma ciò non corrisponde al vero: se l’attività riabilitativa non serve allora è una perdita di tempo, di denaro, ma anche di speranze perché nel momento in cui una persona non va incontro a risultati,  le speranze vengono meno.

Dovresti conoscere la via normale, ma non temere di aprire nuove vie all’occorrenza ed accettare il rischio di fallimento.

I riferimenti teorici sono una guida importante per la pratica quotidiana, ma a volte, in determinate situazioni, può accadere che essi non siano così adattabili alle condizioni che ci troviamo ad affrontare. Talvolta “lavorando nella maniera classica” non si procede, capita allora che sia proprio il paziente stesso a fornire un input particolare percorrendo una variante con successo. Se ci strutturiamo rigidamente è difficile cambiare strada “no, si fa così, lo dicono le evidenze scientifiche”, ma provare per una volta ad affrontare un disturbo con una modalità diversa, percorrendo un’altra via per raggiungere l’obiettivo, non significa negare le evidenze scientifiche, ma arricchirle. Le evidenze scientifiche sono delle statistiche, cioè dimostrano che nella maggior parte delle condizioni un determinato comportamento funziona, ma non sono assolute al 100%, perché non esiste per nessuna patologia un metodo che abbia il 100% di risultati positivi. Un metodo che garantisce questi risultati è sicuramente sospetto, perché un margine di errore c’è sempre e per quanto si faccia attenzione, per quanto il logopedista sia esperto, per quanto prenda le precauzioni utili, per quanto conosca e condivida bene gli obiettivi, può sempre succedere qualcosa che rende più difficile raggiungere la meta.

Anche in montagna certi incidenti accadono non per incompetenza della guida o perché non si era adeguatamente equipaggiati: vi sono eventi impossibili da prevedere come la caduta di un masso dall’alto. Per questi motivi è sempre importante, nella nostra professione, condividere con la persona il fatto che non si può garantire il successo al 100% e questa è una condizione che normalmente viene ben accolta ed accettata perché in una collaborazione di questo tipo ci si rende conto dei limiti, delle condizioni e delle variabili che sono in gioco.

ama quello che fai a tal punto da rinunciare ad un guadagno se la richiesta che ti viene fatta non è appropriata.

É inutile: se si senza la passione, non si lavora bene. Se una persona fa un lavoro con soddisfazione, è il lavoro stesso che la gratifica (poi, insomma, lo stipendio di questi tempi non è da buttare via …) ed anche il paziente, da parte sua, sente quando c’è un forte interesse, quando c’è una partecipazione e quando c’è una passione. In questo contesto, poi, la possibilità di raggiungere determinati obiettivi è più alta, mentre invece se c’è una  fredda esecuzione di protocolli, se c’è un eccessivo distacco professionale  che diventa lontananza,  se non c’è una continua attenzione condivisa,  questo viene avvertito dal paziente e si mette a rischio sia il rapporto di fiducia sia la possibilità di raggiungere la meta. Il nostro lavoro è bello perché la soddisfazione del logopedista e la soddisfazione del paziente coincidono se si hanno degli obiettivi comuni e questa compartecipazione al raggiungimento di questi obiettivi deriva anche dalla passione con cui si affronta il proprio lavoro.

 

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Logopedista Fulvio Cavalet-Giorsa

Lavoro come libero professionista ad Aosta (AO), con un servizio ambulatoriale e domiciliare rivolto sia agli adulti che ai bambini. 

fulvio.cavaletgiorsa@gmail.com – tel 392 1836294  0165364401

Pagina Facebook: Servizio di logopedia Fulvio Cavalet-Giorsa

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2 pensieri su “Il logopedista è come una guida alpina

  1. Chiara Ducoli says:

    Grazie Fulvio x queste riflessioni che condivido tanto quanto la passione per il nostro lavoro e la montagna!

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