Perché è così importante leggere ai bambini?

di Linda Veronese, logopedista

La lettura ad alta voce è un’attività estremamente utile per lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini e può (o meglio dovrebbe) essere fatta fin dai primi mesi di vita.

Diverse ricerche hanno dimostrato che i bambini a cui si leggono regolarmente storie:

– evidenziano un più precoce sviluppo del linguaggio;

– possiedono un vocabolario più ricco;

– mostrano una maggiore capacità di esprimere in modo corretto e articolato il proprio pensiero;

– imparano ad utilizzare delle espressioni linguistiche non presenti solitamente nel linguaggio colloquiale. 

Ecco alcuni vantaggi derivati da questa attività:

1) sviluppo del linguaggio migliore rispetto ai coetanei non esposti alla lettura;

2) permette di creare fin dalla primissima infanzia un rapporto affettivo con il libro ( che verrà associato a momento piacevoli trascorsi in famiglia);

3) promuove un atteggiamento positivo nei confronti della lettura, a differenza della lettura imposta;

4) è il modo più efficace per suscitare la passione per la lettura, specialmente se è un’attività che visibilmente appassiona e diverte l’adulto che la propone;

5) crea l’abitudine all’ascolto, dilata i tempi di attenzione, induce alla creazione di immagini mentali lasciando spazio all’immaginazione;

6) accresce il desiderio di imparare a leggere fornendo una motivazione più convincente al difficile processo di apprendimento della lettura;

7) permette di avvicinare testi che risulterebbero troppo difficili per una lettura individuale;

8) amplia in modo significativo gli interessi di lettura facendo conoscere generi letterari diversi;

9) è un’esperienza che procura un intenso piacere all’adulto e al bambino.

Ma qual è il posto che riserviamo ai libri all’interno delle nostre case? I libri, come i giochi, dovrebbero essere sempre a disposizione del bambino, alla sua portata, disposti magari in librerie ad altezza di bimbo in modo da poter essere presi in autonomia. La stessa attenzione riservata ai giochi, poi, dovrebbe essere riservata anche ai libri!

Sta all’adulto, quindi, far capire un po’ alla volta che i libri sono oggetti preziosi, importanti, da trattare con cura. Al contrario dei giochi, il libro non è un oggetto pubblicizzato e di conseguenza non genera nel bambino brame di possesso, l’unico elemento che può renderlo appetibile è l’effetto indotto che esso può provocare, e cioè la possibilità di ottenere l’attenzione dei genitori se questi decideranno di condividerne la lettura; tanto più il genitore si dimostrerà interessato a dedicare del tempo a questa attività, quanto più il bambino ne trarrà soddisfazione e attribuirà a questa esperienza una valenza positiva.

Quando si può iniziare a leggere ad alta voce ai bambini?

Questa domanda mi viene posta spesso dai genitori … Gli esperti concordano tutti: si comincia a leggere ad alta voce ai bambini prima ancora che nascano, perché non è mai troppo presto per creare nel genitore l’abitudine, la necessità, quasi, di farlo. E non è mai troppo presto perché il genitore incominci a trovare dentro di sé la voce giusta per farlo; la ricerca di questa voce è importante perché solo con quella riusciremo a raggiungere il bambino molto prima che sia in grado di capire il significato delle parole di quanto gli diciamo.

Se si insiste sull’opportunità di cominciare a leggere a voce alta ad un bambino ancora in fasce, è perché gli si riconosce la capacità di recepire il nostro desiderio di comunicare con lui. È importante inserire molto presto la presenza del libro e lasciare che il bambino se ne appropri con il metodo di conoscenza che gli è più congeniale: quello fisico.

La conoscenza fisica del libro accompagnata da una voce rassicurante che racconta, farà sì che esso diventi fin dall’inizio un oggetto con cui il bambino stabilisce un rapporto affettivo, e a cui si ritornerà, negli anni a venire, con quel senso di calore e sicurezza che gli davano le braccia della mamma e del papà. Tra i due e i sei anni il bambino si trova in quello che potrebbe essere definito il periodo d’oro della lettura ad alta voce. È questo il momento in cui cominciare a stabilire dei rituali e, sia pure con la dovuta flessibilità, dedicare uno o più momenti della giornata alla lettura. Si tratterà di sedute brevi, una decina di minuti al massimo, perché il tempo di attenzione del bambino è ancora limitato. Occasioni propizie, da non lasciarsi sfuggire, per “costringere” all’ascolto sono i viaggi in auto o i periodi di malattia; in entrambi i casi, infatti, il bambino si annoia e in genere accetta di buon grado un diversivo.

Qual è il modo migliore per leggere ai bambini?

Lo stile di lettura ad alta voce dovrebbe uniformarsi alla personalità del lettore. Non sempre è il caso di offrire una voce diversa per ogni personaggio, né di drammatizzare ogni scena. La drammatizzazione comunque dipende dalle capacità individuali e dal gusto personale. Un lettore esperto può occasionalmente manifestare la propria partecipazione con un gesto, un ammiccamento o uno sguardo complice, ma si tratta di gesti spontanei, legati alla personalità del lettore. Gli elementi su cui puntare di più sono la chiarezza e, soprattutto, la lentezza. È necessario lasciare il tempo a chi ascolta di formarsi immagini mentali, di vedere ciò che sta accadendo nella storia. Perché non si affievolisca il rapporto che si crea tra lettore e ascoltatore è necessario inoltre che si instauri e si conservi una relazione fisica. Quando i bambini sono ancora piccoli è abitudine comune tenerli in braccio, in seguito è bene ricordare che è necessario mantenere un contatto visivo il più possibile costante col duplice scopo di sottolineare il fatto che la lettura ad alta voce è una interazione e, allo stesso tempo, di saggiare le reazioni del bambino. Un altro aspetto importante è la regolarità della lettura: non solo per creare un’abitudine, ma per suscitare e sostenere l’interesse. Anche il più appassionante dei romanzi perde il suo fascino se si lascia passare troppo tempo tra una seduta di lettura e l’altra. Se non si è sicuri di poter essere costanti è meglio scegliere libri molto brevi o addirittura racconti che possano essere letti in una sola seduta.
E una volta conclusa la lettura? Nessun atteggiamento inquisitivo deve entrare in gioco nel tipo di rapporto che si instaura con il bambino a cui si legge una storia. La creazione di un terreno comune, la possibilità di accrescere le occasioni di dialogo, di approfondire alcuni discorsi non devono MAI assumere carattere di verifica. Il bambino non dovrebbe sentirsi obbligato a dichiarare quanto gli è piaciuto o non gli è piaciuto di una storia, né sentirsi valutato per le sue reazioni emotive. Tanto meno dovrebbe essere obbligato ad ascoltare l’interpretazione dell’adulto, offerta con l’intenzione di forzarla su di lui, consolidando nello stesso tempo il pregiudizio dell’esistenza di una sola possibile interpretazione corretta per ogni singola storia. La conversazione che può precedere e seguire il momento della lettura dovrebbe se mai creare un clima di tranquillo scambio di opinioni. Se il libro è letto in sedute successive è buona idea, prima di iniziare a leggere, offrire una piccola ricapitolazione dei fatti principali, interrompendola prontamente se ci si accorge che il bambino ne conserva per conto suo una buona memoria.

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Logopedista Dott.ssa Linda Veronese. Ho fondato “Spazio Mamme nel Basso Vicentino”, un’associazione a sostegno delle famiglie.

Montecchio Maggiore (VI) e Villaga (VI). 348 0017354 – l_veronese@virgilio.it

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