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Professione logopedista: il passaggio dall’Università al mondo del lavoro

IMMAGINE DI COPERTINAdi Maria Silvia Mazzocchi, logopedista

L’incontro tra due realtà in una terra semisconosciuta, patria di un sugo di funghi piuttosto saporito.

Il passaggio dall’Università al mondo del lavoro è solitamente accompagnato da un senso di liberazione e da grandi aspettative, che rischiano però di essere ben presto offuscate dalle difficoltà che si incontrano, sia nel definire un percorso di affinamento e di specializzazione della propria formazione, sia nell’individuazione del “giusto posto di lavoro”. Infatti, nonostante il percorso di studi di un Logopedista preveda una significativa formazione pratica, quando ci si affaccia al mondo lavorativo si avverte spesso un sentimento di disorientamento. Se anche voi condividete questa opinione, date un’occhiata qui sotto a quello che ho da dire in proposito.

Master o non master?

Tutti noi riconosciamo l’importanza di avere conoscenze teoriche solide che ci permettano di operare al meglio nella pratica riabilitativa; a tal fine la frequentazione di master e di corsi di perfezionamento può essere una fondamentale fonte di risorse. In merito a questo, il consiglio che mi sento di dare è quello di giocare d’anticipo: cercate di individuare uno o più ambiti che vi piacerebbe approfondire, selezionate quelle patologie che vi appassionerebbe trattare ed informatevi riguardo ai master e ai corsi organizzati in merito; fatelo già all’inizio del terzo anno. Non pensate, infatti, che sia prematuro iniziare ad informarsi ancor prima della laurea perché i master e i corsi sono generalmente a numero chiuso, c’è una scadenza per presentare la domanda di iscrizione e per il pagamento, oltre ad un mucchio di documenti da inviare entro date precise. Se si attende il post laurea si rischia di rimanere tagliati fuori. Inoltre, a volte si pensa che la scelta di questi corsi vada fatta in base alla richiesta lavorativa del “mercato” o di una specifica struttura presso la quale vorremmo avviare una collaborazione, rimandando quindi all’inizio dell’attività lavorativa la scelta della formazione post laurea. Io non sono di questa opinione, penso infatti che saremo professionisti migliori se decidiamo di trattare ciò che più ci appassiona. Inoltre, poter esibire una specializzazione in ambiti specifici ci renderà più “appetibili” sia per l’inserimento in centri privati specializzati, sia per accedere al settore pubblico, in quanto la frequentazione di master e corsi di perfezionamento permette di maturare punti utili in fase di selezione.

Laurea magistrale

Oltre ai corsi di perfezionamento, dopo la laurea, c’è la possibilità di accedere alla Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie che, articolata su due anni di corso, mira alla formazione di una figura professionale dotata di competenze avanzate ed approfondite per lo svolgimento di interventi di carattere assistenziale nell’ambito di tre aree: “organizzazione e management”, “ricerca e innovazione”, “formazione ed educazione”. Anche in quest’ultimo caso è bene anticipare i tempi: l’iscrizione e la prova di ammissione hanno una data stabilita, vi consiglio di controllare il sito con relativo bando prima della laurea.

La pratica oltre che la grammatica

Un’altra fondamentale modalità per approfondire e consolidare le nostre conoscenze nel post laurea è lo svolgimento di un tirocinio presso strutture pubbliche o private. Per quanto riguarda il pubblico, è sufficiente prendere contatto con la struttura e con il logopedista che farà da tutor, verrà in seguito attivata un’assicurazione che garantirà la possibilità di frequentare il servizio. Per quanto riguarda l’ambiente privato, da circa un anno è stata promulgata una legge che prevede la remunerazione del tirocinante con un importo minimo mensile pari a 450€. Questa nuova legge tutela certamente i nostri diritti ma, allo stesso tempo, non agevola la ricerca del tirocinio, dato che sono poche le strutture che possono permettersi di remunerare un tirocinante.

Esistono, dunque, diverse possibilità di scelta riguardo a come approfondire le nostre conoscenze e diventare dei professionisti a tutti gli effetti, anche se, alle volte, ciò che scegliamo e desideriamo risulta essere incompatibile con le opportunità che ci vengono date (e negate). Infatti, lungo il percorso che intercorre tra il termine degli studi universitari e l’acquisizione di solide competenze operative si diramano spesso diverse difficoltà, le quali però non devono portarci a demordere. Abbiamo avuto solo un assaggio della bellezza e del fascino di una professione come la nostra, che ci permette di sviluppare competenze volte a promuovere il miglioramento della qualità della vita delle persone.

Attraverso la riabilitazione, infatti, incentiviamo la creazione di sinapsi tra neuroni e, tramite la pratica quotidiana, la loro stabilizzazione. È un po’ come se “mettessimo le mani nel cervello” dei nostri piccoli e grandi pazienti, aggiustando ciò che è “rotto” ed eliminando ciò che è dannoso. Il nostro lavoro è complesso, da qui la necessità, ed il dovere, di formarci e di crescere professionalmente, fin da subito e costantemente.

Professionisti “junior” e professionisti “senior”

Arrivati a questo punto, mi sento di aggiungere ai suggerimenti pratici una riflessione che, a parer mio, è il cuore delle considerazioni fatte precedentemente.

Nell’attuale momento storico, ed in particolare nel nostro Paese, è diffuso tra i giovani un sentimento di sconforto causato dalla mancanza di opportunità, che sfocia nel desiderio di andarsene altrove, lontano, alla ricerca di occasioni qui da noi spesso negate, di sfide mai proposte e di esperienze per questo mai maturate.

Allo stesso tempo, parallelamente, i professionisti affermati si aggrappano a ciò che, nel tempo e con fatica, hanno costruito, assumendo un atteggiamento talvolta di chiusura e di competizione nei confronti dei “nuovi arrivati”. Probabilmente ciò che manca tra le due realtà è un dialogo tra chi ha energia nuova e voglia di proporsi e chi saprebbe come meglio indirizzare quell’energia; manca un punto di incontro tra chi ha maturato esperienza della realtà delle cose e chi ne ha ancora una visione, anche ingenua, ma piena di potenziale positività. Fortunatamente la storia è piena di esempi di “professionisti avventurieri” che hanno saputo -e voluto- oltrepassare i confini delle note terre sicure per lanciarsi alla scoperta di nuovi orizzonti e di giovani che hanno saputo ascoltarne i consigli, farne tesoro, per contribuire con energia a generare nuove e positive idee e soluzioni.

Dunque l’appello che faccio a noi “neoprofessionisti junior” è quello di non scappare nella direzione opposta ma di scalare montagne, inoltrarci in foreste e attraversare torrenti alla ricerca di altri avventurieri come noi, meno esuberanti ma più esperti, di saper ascoltare i loro consigli e di lasciarci arricchire dal confronto con le loro conoscenze.

Ai “professionisti senior” chiedo di non negarsi l’opportunità di quest’avventura, di non considerare quell’avventuriero poco esperto, disorientato tra gli alberi fitti della foresta, come un intralcio, anche se sta valutando l’idea di raccogliere funghi poco saporiti, nascosti tra le radici; invito i nostri potenziali maestri a saper leggere la nostra ingenuità come un’opportunità, uno sguardo “fresco” rivolto al mondo potrebbe infatti stupirvi e suggerirvi altri modi di cogliere la realtà che vi circonda. Potremmo insieme creare un sugo di funghi sublime proprio con quei funghi all’apparenza poco saporiti che voi, probabilmente, non avreste mai colto.

In conclusione, il miglior consiglio che mi sento di dare a chi, come me, si è da poco affacciato alla realtà lavorativa, così affascinante ed insidiosa allo stesso tempo, è proprio questo: trovate qualcuno che voglia investire energie e tempo in voi e lasciatevi guidare con umiltà e professionalità, determinati a non deludere le aspettative di chi in voi ha creduto, ma spinti dal desiderio di ripagare la fiducia e di dimostrare che quelle energie e quel tempo sono stati ben riposti.

In sostanza, vi invito a cucinare il miglior sugo di funghi della vostra vita.

Maria Silvia Mazzocchi – Logopedista – mazzocchimariasilvia@gmail.com

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