Come la Logopedia può aiutare l’ortodonzia

 

di Margherita Malanchi, logopedista

Come può il lavoro del logopedista aiutare quello dell’ortodonzista? Intanto andiamo a capire meglio il ruolo del logopedista: in questo caso è il professionista esperto delle funzioni orali, ovvero respirazione, deglutizione, masticazione e articolazione dei suoni. Il logopedista svolge un’attività riabilitativa ai fini di ripristinare una condizione di equilibrio intervenendo quindi su:

  • Respirazione
  • Alimentazione
  • Linguaggio

Queste funzioni sono connesse tra di loro perché svolte dagli stessi organi e si influenzano e si condizionano a vicenda. Pensiamo a quando abbiamo il raffreddore, parliamo con il naso chiuso, respiriamo male e spesso abbiamo anche meno fame!

Le funzioni orali se sviluppate adeguatamente mantengono schemi orali corretti e influenzano in modo benefico lo sviluppo e la forma del sistema orofacciale e delle arcate dentarie. Invece, se non tempestivamente curate, le alterazioni delle funzioni orali portano a ciò che è definito squilibrio muscolare orofacciale (SMOF). Continua a leggere

Pronti, partenza … primaria! suggerimenti per giocare con i bambini che stanno per iniziare la scuola

 

Il gioco è lo strumento principe attraverso il quale il bambino esprime la propria identità e sviluppa le proprie conoscenze, anche le più complesse.

Molti studiosi hanno dimostrato che il gioco libero e socializzato  ha un’importante e fondamentale funzione nello sviluppo delle capacità cognitive, creative e relazionali.

Tra le teorie più significative riguardanti il gioco, ci sono quelle di Vygotskij e di Bruner. Il primo autore, considera il gioco come risposta che il bambino elabora quando è alle prese con i propri bisogni, al fine di poterli soddisfare, se pure nel mondo della fantasia.  Uno degli aspetti più importanti del gioco, messo in evidenza da Vygotskji, è costituito dalla funzione di liberare gli oggetti dal loro potere vincolante.

“Nel gioco il pensiero è separato dagli oggetti e l’azione nasce dalle idee più che dalle cose: un pezzo di legno comincia ad essere una bambola e un bastone diventa un cavallo”

(da Il ruolo del gioco nello sviluppo, 1966). Continua a leggere

Voce Integra e Intelligenza Vocale: due progetti per la voce

di Federica Avolio, logopedista

Mi sono laureata al secondo policlinico di Napoli nel 2004, il primo anno accademico in cui il percorso di studi universitario veniva riconosciuto come laurea di primo livello. C’erano molte aspettative riguardo tale cambiamento, ed anche rispetto al mio lavoro, maturai molte aspettative.

Ben presto vennero in buona parte deluse; appena iniziato il percorso di studi mi sono subito appassionata alla riabilitazione della voce e doveva riuscirmi abbastanza bene, per cui la responsabile del mio tirocinio mi affidò diversi casi.

Cercavo di comprendere e seguire alla lettera le indicazioni fornitemi dai protocolli universitari e le considerazioni che maturavano in seguito all’osservazione di valutazioni e casi clinici e provai subito il desiderio di sistemare alcune indicazioni o modificare alcuni aspetti della presa in carico, ma chiaramente, mi guardai bene dal farlo in quel momento!

Durante quel periodo mi fu affidata una ricerca sull’ascolto e decisi di approfondire l’argomento in modo originale, facendo riferimento agli studi sull’ascolto attivo di C. Rogers e agli studi di programmazione neurolinguistica che, da pochi anni si stavano diffondendo in Italia. Fu una riflessione molto apprezzata dalla mia docente, così, una volta uscita dall’università ho continuato ad approfondire questo argomento iscrivendomi alla facoltà di psicologia e seguendo studi e approfondimenti personali.

La mia riflessione sull’importanza dell’aspetto emozionale legato alla voce nacque con quella ricerca e continuò per diversi anni, almeno una decina, fino all’elaborazione del concetto di Intelligenza Vocale, ma andiamo con ordine … Continua a leggere

“A casa però non vuole fare gli esercizi!” – L’importanza di motivare (e motivarsi) al trattamento logopedico

 

di Alessandra Pennati, logopedista

Dottore/ssa, con Lei mio figlio è bravo, ma a casa proprio non riusciamo a convincerlo…

… quante volte a noi Professionisti capita di ascoltare frasi come questa! Ancor più scoraggiante può essere sentirsi dire “Sì, gli esercizi li abbiamo fatti tutti”, per poi rendersi conto che – in effetti – nessuna delle indicazioni che abbiamo dato è stata seguita e che forse il fantomatico “quaderno” ha soggiornato in auto per tutto il tempo trascorso dall’ultimo incontro.

È evidente che, in entrambi i casi, abbiamo un problema;  a chi dunque dare la responsabilità? Per il momento, possiamo dire con certezza a chi non darla: sicuramente, la colpa non è del bambino.

Analizziamo quindi le altre “parti in causa” e cerchiamo di identificare poche, semplici “regole” che possano aiutare tutti senza incolpare nessuno. Continua a leggere

Coloriamo la frase!

 

di Jenny Rio, logopedista

LA FRASE

Lo studio attento ed appassionato del linguaggio da parte dei linguisti ci ha permesso di capire come è organizzata la nostra lingua dal punto di vista dei suoni (fonologia), delle parole (semantica) e delle combinazioni di parole (morfo-sintassi).

In particolare, nel campo della sintassi, la linguistica ci insegna che il nostro linguaggio è strutturato in frasi. Mi soffermo qui sul concetto di frase perché questo riveste un ruolo fondamentale nel lavoro del Logopedista di stimolazione del linguaggio con i bambini che fanno fatica ad apprendere a parlare.

L’intuizione fondamentale su cui si basa lo studio della sintassi è che la frase non è semplicemente una catena di parole che si susseguono in modo lineare una dopo l’altra, come ci fanno credere alla scuola elementare: la + mamma + piange, articolo poi nome poi verbo.

Le parole hanno in realtà una relazione gerarchica fra loro: ci sono parole che dipendono da altre parole e gruppi di parole strettamente legate insieme. Proprio per far risaltare queste dipendenze le frasi vengono talvolta disegnate come alberelli rovesciati, con rami da cui si diramano altrettanti rametti a rappresentare le relazioni esistenti.

La frase ha una sua precisa struttura interna le cui regole di funzionamento sono state svelate grazie ad approfondite analisi linguistiche. Sulla base di queste è stato costruito un modello sintattico nel quale il “capo” della frase è rappresentato dal verbo.

È il verbo che “decide” che forma avrà la nostra frase e quali elementi dovranno essere necessariamente presenti. Ogni verbo, infatti, è associato ad un determinato numero di argomenti obbligatori.

verbi monovalenti

I verbi “MONOVALENTI” hanno bisogno solo del soggetto per formare una frase di senso compiuto.

Ad esempio, il verbo PIANGE nella frase LA MAMMA PIANGE si lega al suo argomento, il soggetto LA MAMMA, e forma con esso una frase completa, sebbene un po’ malinconica.

verbi bivalenti

I verbi “BIVALENTI” richiedono due argomenti.

Il verbo LECCA nella frase IL BAMBINO LECCA IL GELATO si lega al soggetto IL BAMBINO e al complemento diretto IL GELATO.

La frase IL BAMBINO LECCA, in cui il complemento è omesso, suona strana perché manca l’argomento necessario. Continua a leggere

Professione Logopedista: opportunità e difficoltà di questo mestiere

Inaugura oggi il Mese della Logopedia 2019 in cui, come ogni anno, ospiterò articoli e riflessioni di molti colleghi al fine di far conoscere la nostra professione in modo positivo e costruttivo.

Apro io l’evento in qualità di ospite, con un articolo che vuole rispondere ai molti studenti o neolaureati che mi scrivono con una domanda (o sue variazioni sul tema), eccola:

“La professione di Logopedista ha sbocchi?

Consente davvero di lavorare da subito? E’ vero che

i logopedisti trovano subito lavoro?”

Indovinate un po’ qual è la mia risposta … 

DIPENDE!

Da che dipende?  Continua a leggere

Mese della Logopedia 2019 sul blog Mamma Logopedista e un ciclo di incontri gratuiti

Ogni anno il 6 marzo cade la Giornata Europea della Logopedia, un’occasione importantissima per noi logopedisti per far conoscere la nostra professione e promuovere iniziative divulgative.
Il nostro ambito lavorativo, infatti, è molto ampio e non sempre è chiaro agli altri in cosa consista, per questo è necessario spiegare agli altri chi siamo ogni volta che se ne presenta un’occasione.

E allora, approfitto della Giornata Europea della Logopedia per invitare tutti i colleghi a parlare dei vostri ambiti di lavoro preferiti, oppure esperienze emotive positive o negative, che avete vissuto nel corso della vostra vita professionale. Continua a leggere

Perché è così importante leggere ai bambini?

di Linda Veronese, logopedista

La lettura ad alta voce è un’attività estremamente utile per lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini e può (o meglio dovrebbe) essere fatta fin dai primi mesi di vita.

Diverse ricerche hanno dimostrato che i bambini a cui si leggono regolarmente storie:

– evidenziano un più precoce sviluppo del linguaggio;

– possiedono un vocabolario più ricco;

– mostrano una maggiore capacità di esprimere in modo corretto e articolato il proprio pensiero;

– imparano ad utilizzare delle espressioni linguistiche non presenti solitamente nel linguaggio colloquiale.  Continua a leggere

Come nasce un Patto Logopedico?

di Giovanna dal Ben, logopedista

Ogni persona è diversa da un’altra, poiché possiede un proprio bagaglio di idee, pensieri.

Quindi anche tutti gli utenti con cui un terapista, qui nello specifico un logopedista, entra in contatto sono differenti e la relazione che si crea con ognuno di loro è unica.

Nel caso di bambini e ragazzi, la relazione logopedica riguarda il bambino o il ragazzo, la sua famiglia (mamma, papà, nonni), la logopedista, le sue insegnanti ed ovviamente anche le altre figure professionali con cui l’utente si relaziona, ad esempio il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il terapista occupazionale, lo psicomotricista e il fisioterapista. Continua a leggere