“A casa però non vuole fare gli esercizi!” – L’importanza di motivare (e motivarsi) al trattamento logopedico

 

di Alessandra Pennati, logopedista

Dottore/ssa, con Lei mio figlio è bravo, ma a casa proprio non riusciamo a convincerlo…

… quante volte a noi Professionisti capita di ascoltare frasi come questa! Ancor più scoraggiante può essere sentirsi dire “Sì, gli esercizi li abbiamo fatti tutti”, per poi rendersi conto che – in effetti – nessuna delle indicazioni che abbiamo dato è stata seguita e che forse il fantomatico “quaderno” ha soggiornato in auto per tutto il tempo trascorso dall’ultimo incontro.

È evidente che, in entrambi i casi, abbiamo un problema;  a chi dunque dare la responsabilità? Per il momento, possiamo dire con certezza a chi non darla: sicuramente, la colpa non è del bambino.

Analizziamo quindi le altre “parti in causa” e cerchiamo di identificare poche, semplici “regole” che possano aiutare tutti senza incolpare nessuno. Continua a leggere

Coloriamo la frase!

 

di Jenny Rio, logopedista

LA FRASE

Lo studio attento ed appassionato del linguaggio da parte dei linguisti ci ha permesso di capire come è organizzata la nostra lingua dal punto di vista dei suoni (fonologia), delle parole (semantica) e delle combinazioni di parole (morfo-sintassi).

In particolare, nel campo della sintassi, la linguistica ci insegna che il nostro linguaggio è strutturato in frasi. Mi soffermo qui sul concetto di frase perché questo riveste un ruolo fondamentale nel lavoro del Logopedista di stimolazione del linguaggio con i bambini che fanno fatica ad apprendere a parlare.

L’intuizione fondamentale su cui si basa lo studio della sintassi è che la frase non è semplicemente una catena di parole che si susseguono in modo lineare una dopo l’altra, come ci fanno credere alla scuola elementare: la + mamma + piange, articolo poi nome poi verbo.

Le parole hanno in realtà una relazione gerarchica fra loro: ci sono parole che dipendono da altre parole e gruppi di parole strettamente legate insieme. Proprio per far risaltare queste dipendenze le frasi vengono talvolta disegnate come alberelli rovesciati, con rami da cui si diramano altrettanti rametti a rappresentare le relazioni esistenti.

La frase ha una sua precisa struttura interna le cui regole di funzionamento sono state svelate grazie ad approfondite analisi linguistiche. Sulla base di queste è stato costruito un modello sintattico nel quale il “capo” della frase è rappresentato dal verbo.

È il verbo che “decide” che forma avrà la nostra frase e quali elementi dovranno essere necessariamente presenti. Ogni verbo, infatti, è associato ad un determinato numero di argomenti obbligatori.

verbi monovalenti

I verbi “MONOVALENTI” hanno bisogno solo del soggetto per formare una frase di senso compiuto.

Ad esempio, il verbo PIANGE nella frase LA MAMMA PIANGE si lega al suo argomento, il soggetto LA MAMMA, e forma con esso una frase completa, sebbene un po’ malinconica.

verbi bivalenti

I verbi “BIVALENTI” richiedono due argomenti.

Il verbo LECCA nella frase IL BAMBINO LECCA IL GELATO si lega al soggetto IL BAMBINO e al complemento diretto IL GELATO.

La frase IL BAMBINO LECCA, in cui il complemento è omesso, suona strana perché manca l’argomento necessario. Continua a leggere

Logopedia con i piccolissimi: i giochi che utilizzo di più durante il trattamento

Chi mi segue da un po’ sa che mi occupo in modo particolare di bambini piccolissimi che non hanno avuto l’esordio del linguaggio o che parlano molto poco o molto male.

La maggior parte dei bambini che seguo ha un’età compresa tra i 27-28 mesi e i 3-4 anni.

In particolare per i bambini intorno ai 3 anni, una delle cose più difficili è rendere divertente la seduta pur ripetendo più e più volte la stessa attività per acquisire nuove competenze.

Trai i materiali che utilizzo, oltre a immagini,figure, tabelle … ci sono giochi classici come gli animali della fattoria e giochi ad effetto sorpresa o a scomparsa.

Vi elenco quello che al momento trovo più utili e divertenti e che riscontrano maggior successo tra i miei bambini. Continua a leggere

Il disturbo del linguaggio non è una patologia. Ecco perché è importante la valutazione logopedica

La cosa più difficile da comprendere dei disturbi del linguaggio così detti specifici, è che non sono delle patologie. Cosa significa?

Significa, per esempio, che molti dei bambini che manifestano difficoltà espressive linguistiche, sono bambini che conservano un normale sviluppo in tutte le altre competenze: sono cioè bambini sani, che hanno avuto un normale sviluppo motorio, per esempio hanno camminato intorno all’anno o poco più. Sono bambini che si alimentano normalmente, che si relazionano e che sembrano comprendere bene le parole che vengono rivolte loro.

Anche lo sviluppo cognitivo è adeguato, sono bimbi che giocano e che sono interessati al mondo che li circonda.

A questo punto accade il malinteso. Continua a leggere

Giochi allena-menti! Esperienze di una logopedista

di Giulia Delfino, logopedista

Sono una logopedista e lavoro prevalentemente con l’età evolutiva; adoro conciliare il mio lavoro con una particolare passione, ovvero quella dei board games, cioè i giochi da tavolo.

Non pensate subito alle eterne partite a Monopoli o Risiko, perché le tipologie dei giochi da tavolo sono davvero le più disparate.

giochi filler

In particolare in questo articolo vorrei parlarvi dei giochi filler, letteralmente  riempitivi, che hanno la caratteristica di essere molto veloci, con poche regole chiare e precise e dal divertimento assicurato. Continua a leggere

Trattamento logopedico dei Disturbi del Linguaggio: il ruolo del gioco

di Chiara Baioli, Logopedista

Quando il proprio figlio accede ad un percorso logopedico per un disturbo o difficoltà più specifiche del linguaggio, è naturale per un genitore chiedersi in che modo il logopedista organizzerà il lavoro, come riuscirà a coinvolgere il piccolo su questi aspetti e a quali tecniche farà ricorso per stimolarne il linguaggio.

Premesso che ogni situazione è differente, e che il logopedista deve essere in grado di capire quale metodologia si adatta meglio al bambino che ha di fronte, è possibile individuare nella letteratura almeno tre modalità di approccio logopedico: quello diretto, quello naturalistico e quello ibrido. Continua a leggere