Valutazione logopedica: come avviene e perché non temerla

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Molto spesso le famiglie o gli utenti rimandano l’appuntamento con il logopedista come se la valutazione delle componenti linguistiche fosse un “mostro nero” che incute terrore a tal punto da idealizzare od immaginare questo incontro come invasivo per il bambino, o particolarmente spaventoso per gli adulti che vi accedono, come fosse un qualcosa di cui vergognarsi o qualcosa che serve necessariamente per apporre un ‘etichetta.

In realtà la valutazione logopedica tiene sempre conto dell’età anagrafica del paziente e delle dinamiche necessarie per poter approcciarsi al meglio con il bambino.

A livello tecnico una valutazione di qualità non e’ altro che la valutazione delle componenti linguistiche effettuate attraverso una batteria di test che non intende dare o fornire una misura dell’intelligenza del soggetto , ma e’ un reale fotogramma di dove si collocano le competenze acquisite, per poter poi stilare un progetto terapeutico sulle aree da potenziare o riabilitare, oppure non intervenire se non è necessario.

Ovviamente per fare questo il logopedista deve raccogliere in maniera precisa e puntuale l’anamnesi del paziente dove, nel caso dell’età evolutiva, si ripercorre accuratamente dal momento della gravidanza della madre alle tappe di sviluppo globali, fino ad arrivare a comprendere al meglio il motivo dell’invio e le difficoltà che il piccolo paziente evidenzia. Nel caso degli adulti e’  altrettanto importante tracciare la sua storia clinica, motivo dell’invio e della richiesta dell’intervento logopedico e quadro clinico in atto.

Risulta inoltre fondamentale riportare da parte del logopedista i test valutativi effettuati e il livello nel quale si colloca il paziente. Il tutto accompagnato anche da un’analisi qualitativa, rispetto alle risposte fornite e all’approccio strutturato nel setting terapeutico e con l’operatore.

Un elemento discriminante ed imprescindibile in una valutazione di qualità e’ anche il progetto terapeutico che deve essere consegnato alla famiglia o al paziente, dove risulta basilare , per il criterio di continuità ed alleanza terapeutica, specificare le modalità di intervento, la frequenza, e gli obiettivi prefissati e in che tempi.

Fissare degli obiettivi e condividerli con i pazienti dopo aver, evidenziato in fase valutativa aree di forza ed aree di debolezza, attribuisce al ruolo del logopedista una maggiore trasparenza ed affidabilità.

Spesso si pensa inoltre che per fare una valutazione logopedica sia sempre troppo presto, in realtà al manifestarsi di qualsiasi tipo dubbio o difficoltà e’ utile rivolgersi ad uno specialista poichè attraverso un consulto si può sempre avere la possibilità di essere rassicurati e di avere senz’altro una prognosi migliore rispetto ad eventuali criticità. Perchè alla fine come in tutti i campi, anche in quello logopedico prevenire e’ meglio che curare.

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Dott.ssa Valentina Campanella, Logopedista

Responsabile Centro Dedalo Centro SOS DISLESSIA (SIENA)

dedalocentro@gmail.com

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2 pensieri su “Valutazione logopedica: come avviene e perché non temerla

  1. Irene says:

    Buongiorno Eleonora,
    sono la mamma di un bambino di 28 mesi. Mio figlio, pur avendo cominciato a parlare solo a 22 mesi, adesso dice molte parole, articola bene le frasi, ha capacità di declinare le parole correttamente (maschile/femminile, singolare/plurale…) e coniuga discretamente bene anche i verbi… insomma mi sembra parli abbastanza bene. Tuttavia ho notato che nelle parole che iniziano con S+consonante, solitamente pospone la S all’inizio della seconda sillaba (scatolina diventa castolina, sporco diventa posco) o, più raramente, si “mangia” la S (scusa diventa cusa, spazio diventa paccio). Volevo sapere se può essere “fisiologico” in questa fase dello sviluppo del linguaggio o se, a suo avviso, è il caso di sottoporlo ad una valutazione logopedica. Ringrazio per la gentile risposta,
    Irene

    • Ella says:
      Ella

      A questa età è ancora possibile che i gruppi consonantici più difficli vengano semplificati. Voi ripetete sempre bene a parolina in modo che pui possa ascoltarla, ma senza chiedergli di repeterla (anche se magari lui spontaneamente proverà a farlo). Verso i 3 anni queste piccolo alterazioni dovrebbero essere tutte scomparse.

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