Professione Logopedista: a proposito di Trascrizione Fonetica

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Oggi un post dedicato alle colleghe logopediste, soprattutto le giovani neo-laureate che forse ancora devono decidere quale strada prendere; sì perché la logopedia è una disciplina trasversale che si può occupare di svariate tipologie di disturbi dall’età pediatrica a quella geriatrica.

Perciò una decisione, col tempo, andrebbe presa.

Personalmente sono contro la “tuttologia”, anche se è vero che è necessario sapere un po’ di tutto per potersi orientare anche nel campo che si sceglie; quando ho un dubbio, mi rivolgo a una collega specializzata in quel settore dove non sono preparata così a fondo come lo sono nel campo dei DSL.

Io ho scelto i bambini e nello specifico ho passato gli ultimi 13 anni a occuparmi di bambini in fase di esordio del linguaggio: late talkers che a volte sono diventati late bloomers e altre volte sono diventati bambini con Disturbo di Linguaggio.

Se siete logopedisti e conoscete questi termini, ma non sapete esattamente di che si tratta e come distinguerli tra loro, è bene approfondire perché sono tematiche fondamentali per lavorare nel campo dei disturbi di linguaggio in modo proficuo e per potere attuare corrette valutazioni e interventi precoci efficaci (per intenderci, spesso il PFLI in questi casi non lo utilizzo per una serie di motivi).

Ora è vero che negli ultimi anni si parla tantissimo di intervento precoce e io non posso che essere d’accordo su questo, avendo visto come possa dare risultati indiscutibilmente buoni che “una volta” (e non parlo di molti anni fa) non potevamo sperare iniziando il percorso di riabilitazione su bambini spesso già di 5 anni in cui il linguaggio era ormai strutturato in modo deviante.

E’ altrettanto importante, però, tenere in considerazione che alcuni bambini hanno uno sviluppo linguistico lento che può recuperare in modo spontaneo; i famosi late bloomers. Come riconoscerli? Come sapere se un trattamento riabilitativo è necessario o no? Monitorando l’andamento dello sviluppo del linguaggio di quel bambino nel tempo e studiando la sua curva di sviluppo, saperla leggere e capire se ce la sta facendo (e questo molto prima di poter utilizzare il famoso PFLI).

L’età critica è tra i 2 anni e i 3: c’è una enorme variabilità tra bimbo e bimbo. E’ bene tenerlo in considerazione. Ma nel frattempo? Sarebbe bene dare alle famiglie alcune strategie utili a stimolarlo, disincentivare atteggiamenti controproducenti e continuare il monitoraggio evolutivo. Si può dare un ottimo supporto attraverso la Consulenza Logopedica (leggi anche: Couseling Logopedico e bambini molto piccoli che non parlano).

Ma qui viene il dunque di questo post: quanti di noi conoscono davvero bene l’argomento? Quanti sanno fare un esame del linguaggio in modo serio e approfondito (raccolta di un campione di linguaggio significativo, sua successiva trascrizione fonetica e analisi dei dati emersi)?

Ecco, questa credo sia davvero una competenza della quale ormai non si possa più fare a meno.

Per mia fortuna ho potuto lavorare per molti anni in un Servizio Pubblico valido che mi ha insegnato tantissimo e che mi ha dato la spinta giusta per approfondire in modo autonomo lo sviluppo del linguaggio dei piccolissimi, mia grande passione.

Approfondirò la tematica della Valutazione del linguaggio in altri post, ma oggi vorrei soffermarmi sulla trascrizione fonetica.

Molte di noi logopediste hanno studiato la trascrizione fonetica a scuola, hanno fatto un bel corso di qualche ora con qualche esercitazione; le più fortunate hanno fatto un po’ di tirocinio magari in qualche servizio dove hanno avuto occasione di provarla anche sul campo.

Per il resto, purtroppo, ci si è limitate a trascrivere testi di libri, qualche frase … Ma trascrivere in alfabeto fonetico un campione di linguaggio vero è tutt’altra cosa, ci si ritrova ad ascoltare un passaggio 10-20 volte perché non si è proprio sicuri di come trascrivere una certa parola, soprattutto se è la prima volta che si analizza il linguaggio di quel bambino … non vuoi fare errori.

La trascrizione fonetica è una competenza fondamentale per lavorare bene. Una trascrizione corretta, leggibile anche da colleghi, accompagnata da segni convenzionali (io ne uso dei miei, giusto per semplificare) che aiutino ad orientarsi, la trascrizione è, il più delle volte, una trascrizione larga, cioè quel che serve per poter lavorare. Il perfezionismo estremo non aiuta e non serve perché ciò che è necessario è sapere cosa fare dopo, come impostare un buon piano di trattamento.

 Il lavoro dietro le quinte è quello che nessuno vede, ma quello più importante; lo so, un esame del linguaggio fatto così richiede anche 3-4 ore di lavoro, ma ripagherà con un intervento efficace e corretto.

Voi cosa ne pensate?

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Si parla anche di trascrizione fonetica. Hai bisogno di qualche consiglio su come trascrivere? Hai dei dubbi su come analizzare il campione di linguaggio? Il bambino è molto piccolo e non si può fare un Pfli? scopri le alternative.

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Riferimenti bibliografici:

  • GWIDA PRATIKA DI TRASKRITSJONE FONETIKA PER LOGOPEDISTI: con esercitazioni e tavole di autocorrezione
  • FONETICA ARTICOLATORIA: DESCRIZIONE E TRASCRIZIONE DEGLI ATTEGGIAMENTI ARTICOLATORI, in L. Croatto (ed.), Trattato di Foniatria e Logopedia. Vol. 3. Aspetti fonetici della comunicazione, Padova, La Garangola 15-88, A.M. Mioni
  • I SUONI DEL LINGUAGGIO, M. Nespor, L. Bafile, Il Mulino, 2008.
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2 pensieri su “Professione Logopedista: a proposito di Trascrizione Fonetica

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