Avevo in preparazione un altro argomento, ma visto che spesso mi fanno domande sulla balbuzie, ho deciso di anticipare alcune cose che riprenderò tra un poā di tempo più in dettaglio. Vorrei parlarvi della cosiddetta balbuzie fisiologica.Ā
Categoria: Linguaggio
Il tuo bambino non parla?
Esiste una specifica categoria clinica di bambini che muovono i primi passi nel linguaggio con più fatica: i Parlatori Tardivi (o Late Talkers, abbreviati in LT).
Ma come si riconoscono?
I criteri principali riguardano il vocabolario e la combinazione delle parole: un bambino viene definito tale se a 24 mesi produce meno di 50 parole, oppure se, pur avendo superato questa soglia, non ha ancora iniziato a combinare due parole insieme per abbozzare le sue prime frasi.
Mese della Logopedia: l’iniziativa per far conoscere la nostra professione
Scopri tutte le edizioni Mese della Logopedia che si sono svolte ogni anno dal 2015 al 2018, in occasione della Giornata Europea della Logopedia. In quelle occasioni, molti colleghi hanno partecipato attivamente scrivendo interessanti articoli su svariati temi legati alla nostra professione.
Lo scopo principale di questa iniziativa ĆØ stato, fin dal primo giorno, quello di far conoscere al pubblico e agli altri professionisti sanitari tutte le sfumature del nostro lavoro quotidiano, illustrando la complessitĆ e la vastitĆ dei diversi ambiti in cui siamo coinvolti. Spesso, infatti, la figura del logopedista viene associata esclusivamente al trattamento dei disturbi del linguaggio infantile, ma la nostra competenza si estende ben oltre.
Attraverso questi articoli, i professionisti hanno avuto l’opportunitĆ di raccontare molte sfaccettature della riabilitazione logopedica. Ogni edizione del Mese della Logopedia ĆØ stata un piccolo tassello di un mosaico più ampio, capace di restituire dignitĆ e visibilitĆ a un settore che ĆØ fondamentale per la qualitĆ della vita delle persone, dallāetĆ neonatale fino alla terza etĆ .
Questi anni di pubblicazioni hanno rappresentato un momento di crescita collettiva, permettendo di creare un ponte informativo tra la nostra pratica clinica, spesso chiusa nelle mura dello studio, e la comunitĆ esterna. Leggere questi contributi oggi significa riscoprire lāevoluzione del nostro approccio terapeutico e lāimpegno costante della nostra categoria verso lāaggiornamento e la divulgazione scientifica.
Di seguito, trovi un archivio completo di tutte le edizioni del Mese della Logopedia, consultabili liberamente. Ti invitiamo a immergerti nella lettura per comprendere meglio quanto sia vario, sfaccettato e indispensabile il mondo della logopedia. Puoi leggerle tutte qui sotto:
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Chi ĆØ il logopedista?
Disturbi della voce (disfonie)
I disturbi della voce, tecnicamente disfonie, sono molto diffusi sia nella popolazione adulta che tra i bambini.
Per quanto riguarda gli adulti, le disfonie sono tipiche di alcune professioni dove ĆØ necessario usare molto la voce, per esempio gli insegnanti.
In generale, l’uso scorretto della voce ĆØ molto comune e, anche nei bambini, ĆØ spesso presente: i bambini che urlano molto, che usano la voce in modo esplosivo possono creare un danno alle corde vocali e ritrovarsi di frequente senza voce, con possibili gravi conseguenze sopratutto a lungo termine, quando ci sarĆ la muta vocale (passaggio alla voce adulta).
Puoi approfondire con questo articolo: Bambini che urlano, povera voce! Read more “Chi ĆØ il logopedista?”
R come Rotacismo
Hai mai sentito tuo figlio pronunciare la “R” in modo diverso dal solito, oppure ti sei mai chiesto se quella particolare sfumatura di voce sia del tutto normale durante la crescita? La pronuncia della lettera R ĆØ una delle tappe più affascinanti e complesse nello sviluppo del linguaggio dei bambini, ma ĆØ anche uno dei difetti di articolazione che più frequentemente fa sorgere dubbi, curiositĆ e qualche preoccupazione nei genitori.
Che si tratti di un piccolo ritardo fisiologico nei più piccoli, di un’abitudine da monitorare prima dell’ingresso alla scuola primaria o del desiderio di correggere la propria pronuncia in etĆ adulta, facciamo chiarezza su cos’ĆØ il rotacismo, sulle sue cause e sui momenti giusti per intervenire.
Che cos’ĆØ il rotacismo e come si produce la “R” corretta
Logopedia: parliamo di prezzi e costi
Spesso mi si chiede quali siano i costi di un trattamento logopedico e per quanto tempo sia necessario sostenerli. In effetti, i costi di una terapia privata sono piuttosto alti, ma – direi – anche giustificati.
Coloriamo la frase!
Lo studio attento ed appassionato del linguaggio da parte dei linguisti ci ha permesso di comprendere lāorganizzazione della nostra lingua nei suoi aspetti fonologici, semantici e morfo-sintattici; tale conoscenza ĆØ fondamentale per stimolare la costruzione della frase nei bambini che incontrano difficoltĆ nell’apprendimento del linguaggio.
In particolare, nel campo della sintassi, la linguistica ci insegna che il nostro linguaggio è strutturato in frasi. Mi soffermo qui sul concetto di frase perché questo riveste un ruolo fondamentale nel lavoro del Logopedista di stimolazione del linguaggio con i bambini che fanno fatica ad apprendere a parlare.
Lāintuizione fondamentale su cui si basa lo studio della sintassi ĆØ che la frase non ĆØ semplicemente una catena di parole che si susseguono in modo lineare. Non ĆØ come ci insegnano a scuola: articolo, nome e verbo.
Le parole hanno in realtĆ una relazione gerarchica fra loro. Esistono parole che dipendono da altre parole. Esistono gruppi di parole strettamente legate insieme. Per far risaltare queste dipendenze le frasi vengono talvolta disegnate come alberelli rovesciati. I rami rappresentano le relazioni esistenti.
La frase ha una sua precisa struttura interna. Le regole di funzionamento sono state svelate grazie ad approfondite analisi linguistiche. Su questa base ĆØ stato costruito un modello sintattico. In questo modello il ācapoā della frase ĆØ il verbo.
Ć il verbo che ādecideā che forma avrĆ la nostra frase. Determina quali elementi dovranno essere necessariamente presenti. Ogni verbo ĆØ associato ad un determinato numero di argomenti obbligatori.
Verbi monovalenti
I verbi āMONOVALENTIā hanno bisogno solo del soggetto per formare una frase di senso compiuto.
Ad esempio, il verbo PIANGE nella frase LA MAMMA PIANGE si lega al suo argomento, il soggetto LA MAMMA, e forma con esso una frase completa, sebbene un poā malinconica.
Verbi bivalenti
I verbi āBIVALENTIā richiedono due argomenti.
Il verbo LECCA nella frase IL BAMBINO LECCA IL GELATO si lega al soggetto IL BAMBINO e al complemento diretto IL GELATO.
La frase IL BAMBINO LECCA, in cui il complemento ĆØ omesso, suona strana perchĆ© manca lāargomento necessario. Read more “Coloriamo la frase!”
Trattamento Logopedico precoce e collaborazione della famiglia
Per chi si occupa di ri/abilitare bambini, spesso la collaborazione delle famiglie ĆØ un tasto dolente.
In particolare, occupandomi di bambini veramente piccoli, la fatica principale sta nel fatto che le famiglie spesso vedono come normale il fatto che il bambino non parli o parli poco.
Sono abbastanza preoccupati per chiedere un percorso sul linguaggio, ma non cosƬ tanto da mettersi in gioco in prima persona.
Sappiamo che ogni famiglia ĆØ a sĆ©, con propri preconcetti e idee, sappiamo anche quanto sia diffusa la delega totale al terapista… quindi gran parte delle nostre energie ĆØ spesa nel tentativo di coinvolgere la famiglia in un ruolo più attivo.
Strategie utili
Negli anni ho imparato che una delle chiavi per favorire la collaborazione ĆØ legata al nostro atteggiamento. Ecco i punti focali: Read more “Trattamento Logopedico precoce e collaborazione della famiglia”
Trattamento logopedico: tempi e modi
Spesso mi viene chiesto: ‘Cosa fate esattamente durante le sedute?’. Ammetto che spiegare la logopedia non ĆØ semplice, perchĆ© il nostro intervento ĆØ fluido, si adatta al bambino che abbiamo davanti e cambia forma a seconda dei suoi bisogni. Non ĆØ solo ‘fare esercizi’, ma costruire un ponte verso il mondo delle parole attraverso il gioco, la pazienza e l’ascolto.
Sembra difficile raccontare un processo così dinamico, eppure la sua magia risiede proprio in questa semplicità .
Proviamo a fare chiarezza e a scoprire insieme cosa accade davvero in una seduta.
Mio figlio non parla ma urla per attirare l’attenzione: come comportarsi?
Quante volte ci siamo trovati con i nervi a fior di pelle, con le mani nei capelli, di fronte a un bambino che sembra conoscere una sola modalitĆ per farsi capire: urlare a pieni polmoni? Ć una situazione estenuante e fin troppo comune, soprattutto quando ci si relaziona con bimbi che fanno fatica a partire con il linguaggio o che parlano ancora poco. Molti genitori si chiedono spesso: mio figlio non parla, ma urla per attirare l’attenzione: come posso comportarmi?
L’errore più comune: perchĆ© sgridarlo non serve
Spesso la reazione spontanea ĆØ quella di sgridarli, di dire loro di smetterla o di urlare a nostra volta per sovrastare il baccano. Ma la veritĆ ĆØ che, in quel momento, il bambino non ĆØ sintonizzato sull’ascolto: sta solo cercando, nel modo più rumoroso possibile, di attirare la nostra attenzione.
Ripetere “non serve urlare” non basta a spegnere il problema, anzi, rischia di cronicizzarlo. Come fare allora per disincentivare questa abitudine prima che diventi ingestibile anche fuori casa? Vediamo insieme alcune strategie pratiche, semplici ma efficaci, per ristabilire una comunicazione serena.
Il dilemma dei genitori: “Non ne possiamo più!”
Questa ĆØ una domanda ricorrente dei genitori di bambini piccoli che non parlano o parlano poco:
“Il mio bambino non parla, ma urla molto, come per attirare l’attenzione, io gli dico che non serve, di non urlare, ma lui continua e noi non ne possiamo più!”
In effetti è vero, questa è una modalità comunicativa che sarebbe meglio disincentivare fin da subito, perché rischia di radicarsi e portare il bambino a comportarsi in questo modo anche fuori da casa.
Il problema ĆØ che non basta dirgli “non fare cosƬ”, “ti ascolto”, “non sono sordo”… spesso, quando un bambino urla per richiamare l’attenzione, in quel momento non ĆØ sintonizzato all’ascolto, ma ĆØ solo intento a chiamare.
Come fare allora?
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