Alla classica domanda “Ć troppo presto per preoccuparmi se non parla?” di solito rispondo quando l’etĆ del bambino richiede ormai una valutazione specialistica. Ma c’ĆØ anche l’altra faccia della medaglia: mamme che mi contattano con larghissimo anticipo, preoccupate giĆ nei primi mesi o all’inizio del percorso comunicativo del loro bimbo. Read more “E’ troppo presto per preoccuparmi se il mio bambino non parla?”
Eloquio lento, latenze e pause sono un buon modello comunicativo. Tutti noi quotidianamente stimoliamo il linguaggio dei nostri bimbi semplicemente parlando con loro.
Ricevo tantissimi messaggi in cui mi chiedete come correggere la pronuncia di specifici suoni della lingua. Visto che le situazioni sono le più disparate ā dai piccoli difetti nei bambini più grandi a difficoltĆ più complesse in etĆ prescolare ā ho deciso di raccogliere in questo articolo le casistiche più comuni, offrendovi una panoramica pratica delle possibili strade d’intervento.
Lo sviluppo fonetico: dai primi suoni al “baby talk”
Poco tempo fa vi ho parlato dello sviluppo fonetico nel bambino, cioĆØ l’abilitĆ di produrre i suoni della lingua, che avviene di solito con tempistiche canoniche.
I bambini piccoli che iniziano con le prime parole, di solito, utilizzano i suoni nasali (m, n, gn) e occlusivi (p, b, t, d, ca, ga) in modo piuttosto competente e spesso anche alcuni suoni fricativi (f, v, s).
Questo, però, avviene in parole semplici e corte e, di solito, con sillaba con uguale consonante, come: mamma, nonna, pappa, papà , nanna, babbo, cacca, mommo (dolce), tetè (latte). Queste parole spesso sono parole baby talk, cioè parole che non sono vere parole, ma una semplificazione che si usa con i bimbi piccoli, come, per esempio, tutù per dire macchina o treno.
Questi non sono difetti di pronuncia, ovviamente, ma il linguaggio tipico del bambino piccolo.
Verso i 3 anni: la complessità e i suoni più difficili
Verso i 3 anni, il bambino è in grado di produrre nuovi suoni, come le affricate (ci, gi, z), ma, allo stesso tempo, di inserire anche parole più lunghe e complesse.
Quindi, potremmo dire che lo sviluppo non è solo riferito alla pronuncia del suono, ma anche alla capacità di utilizzare questo suono in parole con una struttura più complessa, come, per esempio, parole che prevedono due consonanti vicine (gruppo consonantico).
I fonemi che più spesso tardano ad arrivare, cioè che il bambino può sviluppare anche a 4-5 anni, per ultimi, sono spesso: R, Z, CI e GI. Non necessariamente, però: ci sono, infatti, bambini di 2-3 anni che sanno già pronunciare la R.
I processi fonologici: cosa sono e quando scompaiono
Non esiste una regola assoluta, ma, in linea di massima, intorno ai 3 anni e mezzo, un bambino ĆØ in grado di produrre tutti i suoni della lingua, anche se commette ancora errori nel loro utilizzo, legati alla complessitĆ delle parole; questi errori tipici si chiamo processi fonologici.
Ecco i più comuni:
Semplificazioni dei gruppi consonantici: il bambino sa dire, per esempio, il suono S, ma lo elimina nel gruppo, quindi:
SCUOLA diventa CUOLA
STIVALE diventa TIVALE Ā Ā Ā ecc…
Semplificazione dei gruppi con le nasali o con L: CONTO diventa COTTO, MOLTO diventa MOTTO, SALTA diventa SATTA, con malintesi a volte divertenti.
eliminazione di sillaba non accentata: quando le parole sono lunghe, il bambino può eliminare una sillaba, per esempio ELEFANTE diventa LEFANTE, CARAMELLA diventa CAMELLA …
Ne esistono molti altri di processi fonologici, ma, in genere, intorno ai 4 anni scompaiono ed il bambino ha un linguaggio pressocchĆØ corretto.
I consigli universali per i genitori
Rimangono sempre validi i consigli universali, che non mi stanco mai di dirvi:
Va bene, invece, riformulare la frase sottolineando la corretta pronuncia della parola.
Come intervenire in autonomia (o quando chiedere aiuto)
Se il bambino, raggiunti i 4 anni, presenta ancora un difetto isolato (per esempio salta la S nei gruppi) o non sa pronunciare un suono, spesso ĆØ sufficiente fargli porre l’attenzione su alcune parole chiave per fargli capire come fare. Si possono ritagliare alcune figurine dalle riviste ed incollarle su un quadernino per dirle insieme.
Il consiglio ĆØ di coinvolgerlo in modo ludico, ma, se vi accorgete che fatica ad accettare la cosa, non preoccupatevi, ĆØ normale che di fronte ai genitori il bambino possa “vergognarsi” di non riuscire. A volte, può essere più proficuo rivolgersi ad un logopedista che in poche sedute vi mostrerĆ come fare.
Quando il “fai da te” ĆØ sconsigliato
Il “fai da te” in genere ĆØ sconsigliato, anzi direi molto sconsigliato, nei casi in cui i difetti di pronuncia o i suoni che non riesce a produrre, sono più di uno: in genere, questo ĆØ il segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell’organizzazione linguistica del bimbo. Non che questo sia necessariamente sinonimo di una condizione grave, ma ĆØ meglio rivolgersi al logopedista, che potrĆ individuare facilmente eventuali condizioni che impediscono un corretto sviluppo fonetico-fonologico.
Le cause più diffuse dei difetti di pronuncia
Le condizioni più diffuse sono:
Il bambino ĆØ un respiratore orale (a causa di adenoidi o altro) e, quindi, ha una bocca non competente;
il bambino ha una abitudine viziata (es. uso eccessivo del ciuccio), che impedisce alla lingua di lavorare nel modo corretto;
Oppure il bambino può avere un disturbo di linguaggio lieve, che coinvolge la capacità di organizzarsi nelle parole più complesse.
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Spero che questi spunti di riflessione vi siano utili, ma se desiderate approfondire, vi segnalo questo “Quaderno per genitori”: Strategie utili al benessere comunicativo.
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Attenzione!
Le consulenze di Mamma Logopedista sono basate su richieste dirette dei lettori e rispondono a quesiti specifici in modo generico. Lo scopo ĆØ orientare ed indirizzare. Non possono, in nessun caso, sostituire una visita o un iter riabilitativo con un professionista.
Ho pensato a lungo di scrivere questo post ed ho dato qualche anticipazione nei due precedenti articoli sulla respirazione orale e sulla igiene nasale.Ā
Nel mio lavoro di logopedista incontro ogni giorno bambini dai caratteri e dalle personalità uniche: alcuni più attenti, altri più vivaci, chi sorridente e chi riservato. Ognuno di loro, a modo proprio, affronta la valutazione del linguaggio e i test proposti mettendo in campo tutte le proprie risorse.
Spesso, i genitori che si rivolgono allo studio focalizzano iniziali preoccupazioni sul sintomo linguistico ā che il linguaggio sia assente, ipoevoluto o distorto. Tuttavia, scavando più a fondo, emergono altri aspetti che destano allarme: “Non sta mai fermo”, “Non ascolta”, “Ć distratto”, “Piange per un nonnulla”.
Quando si osserva lo sviluppo linguistico di un bambino, la quantitĆ di parole che riesce a pronunciare ĆØ solo la punta dell’iceberg. Per comprendere davvero la complessitĆ e la maturazione del suo linguaggio, i logopedisti e i linguisti utilizzano un indicatore quantitativo e qualitativo fondamentale: la LME, acronimo di Lunghezza Media dell’Enunciato (nota nei contesti scientifici internazionali con il corrispettivo inglese MLU, Mean Length of Utterance).
Ho riflettuto a lungo prima di condividere queste riflessioni, ben consapevole che l’argomento del ciuccio ĆØ da sempre un terreno minato, capace di dividere profondamente le opinioni tra sostenitori convinti e detrattori irriducibili.
Quando un bambino inizia a unire le prime parole per farsi comprendere, si apre una fase affascinante ma complessa dello sviluppo linguistico. Per accompagnare questo passaggio cruciale in modo naturale e divertente, ho ideato “MUCCA MANGIA MUCCA DORME”, uno strumento pratico e colorato edito da Fabbrica dei Segni, pensato specificamente per stimolare l’evoluzione della prima sintassi attraverso il gioco e il metodo dei contrasti minimi.
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Che cos’ĆØ “Mucca mangia, mucca dorme”
Vi presento MUCCA MANGIA MUCCA DORME, uno strumento pensato per favorire l’evoluzione della prima sintassi nei bambini. E’ una raccolta di 100 figurine illustrateĀ che rappresentano 100 combinazioni di parole.
La raccolta ĆØ racchiusa in un cofanetto che comprende 100 figurine 9×16Ā con l’immagine sul fronte e la scritta in stampato maiuscolo sul retro.Ā Sono incluse le istruzioni e varie proposte di giochiĀ per stimolare le primissime combinazioni di parole, applicando il metodo dei contrasti minimi.
Le strutture sintattiche e i colori
Le 100 figurine si dividono in gruppi; a ogni gruppo corrisponde una differente struttura sintattica. I gruppi si identificano a colpo d’occhio per colore:
SOGGETTO + VERBO intransitivo
(12 figurine)
SOGGETTO + VERBO transitivo
(12 figurine)
Ā VERBO + OGGETTO
(12 figurine)
SOGGETTO + VERBO + OGGETTO
(24 figurine)
NOME + AGGETTIVO
(12 figurine)
Ā NOME + COMPLEMENTO
(16 figurine)
PREPOSIZIONE + NOME
(12 figurine)
I primi quattro gruppi di figure corrispondono a combinazioni di parole con il verbo.Ā Gli altri tre gruppi rappresentano combinazioni senza verbo che ruotano intorno al nome.Ā Le singole parole fanno parte del primo vocabolario dei bambini.
Il Metodo dei contrasti sintattici
L’obiettivo di MUCCA MANGIA MUCCA DORME ĆØ di stimolare le prime combinazioni di parole e la costruzione delle prime piccole frasi.Ā Per fare questo, utilizza una modalitĆ un poā diversa per insegnare la sintassi, stimolando un uso attivo del linguaggio da parte del bambino: non richiede semplicemente di rispondere ad una serie di domande o di ripetere le parole giuste nell’ordine giusto, ma porta i bambini, attraverso il gioco, a combinare le parole da soli.
Il metodo di lavoro che propongo con MUCCA MANGIA MUCCA DORME ĆØ quello dei contrasti sintattici, che, in pratica, sonoĀ le COPPIE MINIME della sintassi; in fonologia usiamo abitualmente parole in COPPIA MINIMA, cioĆØ parole che si differenziano solo per un suono, per rendere i bambini consapevoli dellaĀ Ā pronuncia corretta.
Per la sintassi facciamo la stessa cosa a livello di frase: proponiamo al bambino combinazioni a contrasto che si differenziano solo per una parola;Ā in questo modo il bambino sarĆ costretto a specificare tutte le parole per essere capito e portare a termine l’attivitĆ .
MUCCA MANGIA MUCCA DORME ĆØ una raccolta proprio di contrasti sintattici, organizzati in gruppi di figurine di diverso colore ognuno dei quali corrisponde ad una struttura sintattica.
Come funzionano le combinazioni
Le combinazioni da stimolare sono formate da due parole: alcune contengono il verbo mentre altre ruotano intorno al nome.Ā Si gioca con un colore alla volta.
Si propongono serie di figure dello stesso colore per stimolare conversazioni caratterizzate da piccoli fraintendimenti comunicativi; si possono usare dalle 4 alle 12 figure contemporaneamente.Ā La risoluzione dei fraintendimenti iniziali stimola la comprensione del legame semantico fra le due parole e le capacitĆ combinatorie del bambino, favorendone l’evoluzione.
Un esempio pratico di gioco
Terapista e bambino guardano insieme una serie di immagini in contrasto, in cui si combinano a vicenda due soggetti (mucca e mamma) e due verbi (dorme e corre). Ogni soggetto può legarsi ad ogni verbo, e viceversa:
T: Guarda bene queste figure. Quale vuoi?
B: … mucca
T: Mmh, ci sono due figure con la mucca (indica le immagini con āmuccaā). Spiegami meglio quale vuoi.
B: … dorme
T: La mamma dorme, la mucca dorme … (fa vedere le immagini con ādormeā). Non capisco quale figura vuoi.
B: … mucca dorme
T: Ahhh, la mucca dorme, ho capito! La prendo subito
In questo scambio, il bambino ĆØ attivamente coinvolto nella conversazione che si sviluppa in modo naturale, stimolata da un fraintendimento iniziale.Ā Alla fine, l’obiettivo di combinare due parole ĆØ felicemente raggiunto!
Dalle frasi minime al passaggio SVO
I contrasti di MUCCA MANGIA MUCCA DORME ci permettono di stimolare le strutture sintattiche minime.Ā In particolare, favoriscono il passaggio cruciale alle frasi SVO.
S = soggetto
V = verbo
O = oggetto
Si gioca prima con le figurine rosse (SV), imparando con i contrasti ad abbinare verbo e soggetto.
Poi si gioca con le figurine gialle (VO) in cui gli stessi verbi sono affiancati ad oggetti.
Si conclude in bellezza con le figurine verdi (SVO): il bambino viene stimolato a combinare gli stessi verbi con i soggetti e gli oggetti che giĆ conosce bene.
Con questo materiale, quindi, ĆØ possibile fare tanti giochi in cui il bambino ascolta queste piccole frasi e cerca le figurine corrispondenti (attivitĆ di comprensione morfo-sintattica), ma anche altrettante attivitĆ divertenti in cui il bambino stesso crea le frasi per ottenere le figurine corrispondenti (attivitĆ di produzione morfo-sintattica).
Il cofanetto “Mucca mangia, Mucca dorme” ĆØ stato edito da Fabbrica dei Segni nel febbraio 2021 e puoi acquistarlo a prezzo scontato usando il codice sconto del 15% di Mamma Logopedista, valido su tutti i prodotti del catalogo; per riceverlo basta iscriversi alla Newsletter qui.
Se sei giĆ iscritto, usa il codice giĆ in tuo possesso valido per Erickson Edizioni.
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Se un logopedista che vuole approfondire il tema della morfosintassi nelle sue prime forme? Sullo Shop di Mamma Logopedista puoi trovare ben 3 video-corsi sul questo tema, sempre disponibili. Clicca sulle immagini qui sotto per trovare tutte le informazioni.
Ecco una delle domande che mi ponete più frequentemente durante le consulenze o sui canali social, un dubbio amletico che accomuna moltissime mamme e papà alle prese con i primi malanni di stagione e la gestione quotidiana della salute dei più piccoli.
Per farvi capire quanto sia comune questa difficoltà , vi riporto qui integralmente una delle tante mail che ricevo quasi ogni settimana, in cui un genitore mi scriveva proprio così:
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