Competenze comunicative e contatto oculare nel neonato

 

Diversi studi hanno dimostrato che il neonato è interessato ai volti fin dalle prime ore di vita. In particolare è attratto da tre punti focali: gli occhi e la bocca, che formano un triangolo.  Il neonato è biologicamente predisposto a questo interesse ed il momento del primo contatto di sguardo con la mamma è specialissimo. 

 

Nel primo mese di vita il neonato si allena lungamente a guardare negli occhi i genitori, poi mano a mano che cresce, arriva il sorriso ad accompagnarlo.

Il contatto oculare è molto importante per la genesi delle prime competenze comunicative e sociali: quando il neonato ci guarda, noi solitamente contraccambiamo con grandi sorrisi, guardandolo a nostra volta e facendo tanti piccoli versetti o dicendo parole dolci.

Se la distanza è adeguata, circa 20-25 cm, il neonato è in grado di sostenere il contatto oculare anche a lungo e questo gli consente di vedere i movimenti della nostra bocca quando gli parliamo. Secondo la teoria dei Neuroni Specchio, se vediamo qualcuno compiere un’azione, il nostro cervello si attiva come se anche noi stessi la facessimo: guardare qualcuno che fa qualcosa è in pratica un’esperienza motoria.

Il fenomeno neuro-fisiologico dei Neuroni Specchio scoperti dal team del Prof. Rizzolatti dell’Univeristà di Parma, potrebbe spiegare perché il bambino imita certi movimenti, come tirare fuori la lingua (estrusione) o il sorriso. Sono in corso molti studi sulla correlazione dei Neuroni Specchio e la nascita delle competenze sociali nell’individuo; una delle ipotesi che si sta cercando di verificare è, ad esempio, se le Sindromi Autistiche possano dipendere da un cattivo funzionamento del Sistema dei Neuroni Specchio.

Nel filmato si vede una bimba di 1 mese e mezzo, Camilla, che è tutta intenta a guardare ed ascoltare la sua mamma; il contatto oculare  è prolungato e si “riattiva” ogni volta che la mamma le parla. Camilla produce dei movimenti del volto un po’ incontrollati: apre e chiude gli occhi, li strizza, storce le labbra (oddio, gli fa male pancia!), alza gli angoli della bocca (oddio, sorride!!). Gli adulti che stanno con i neonati, di solito, rispondono facendo le stesse cose, riprendendo i loro movimenti ed accentuandoli; se il neonato produce anche versetti e rumorini (sembrano dei gorgoglii) anche l’adulto li rifà.

Questi continui rimandi neonato-adulto non si sovrappongono: l’adulto aspetta che il bambino abbia compiuto il suo movimento o la sua produzione vocale e poi prende il turno. È questo il motivo per cui si parla di proto conversazioni. Avviene una comunicazione sintonica che rispetta tutte le regole: prima parlo io, poi parli tu e per favore, guardami in faccia quando mi parli!

In questa fase il bambino non ha ancora intenzionalità comunicativa, ma piuttosto è l’adulto che assegna dei significati ai comportamenti del neonato. L’adulto riconosce al bambino un ruolo di partner comunicativo e per questo utilizza una serie di strategie atte a stimolarlo, come ad esempio il baby-talk.

Il baby-talk, detto anche motherese, è un particolare modo di parlare in cui la mamma rallenta la velocità dell’eloquio ed usa un tono molto più acuto del normale; nel filmato è molto chiaro che questa mamma lo sta usando.

Dal punto di vista linguistico, Camilla non è ancora in grado di produrre suoni di tipo consonantico, ma fa comunque delle produzioni: cooing o gorgoglii, produzioni velari con cui “risponde”. Quando la mamma la incita a sorridere, lei risponde con un sorriso ed un piccolo suono velare, agitando tutto il corpicino: la proto-conversazione è avviata.

Per tutto il tempo Camilla distoglie solo per alcuni attimi lo sguardo. Ad un certo punto la mamma tenta di farle guardare dei pupazzetti e, per fare questo, li agita, ma il contatto oculare e l’interesse per il volto della mamma vincono su tutto il resto e, quando la mamma esce dal suo campo visivo, Camilla resta sorpresa, ma continua a fissare il punto dove prima c’era la mamma e la chiama con un versetto: ditemi voi se questa non è già comunicazione competente senza parole!

Se il vostro bimbo è neonato, cercate di sfruttare queste proto-conversazioni: parlate con lui, tenetelo ad una distanza di circa 25 cm dal vostro volto, sorridetegli, fategli la lingua e dei versi … queste esperienze si riveleranno utili per diventare un buon comunicatore.

Attenzione: i neonati si stancano facilmente, non aspettatevi che queste proto-conversazioni durino a lungo, in genere un paio di minuti è il tempo che il bambino è in grado di sostenere. Ogni bimbo è un piccolo individuo a sé, vi accorgerete che sarà stanco quando comincerà a distogliere lo sguardo, allora lo potrete lasciare riposare.

****L’accenno ai Neuroni Specchio è a grandissime linee, ho cercato di dare una informazione che potesse essere chiara a tutti. Se qualcuno volesse segnalare un modo più corretto, sono pronta a modificare parte del testo. La scoperta dei Neuro Specchio nell’uomo risale al 1995 grazie a G. Rizzolatti, L.Fadiga, L.Fogassi, G.Pavesi dell’Università degli Studi di Parma.

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Suggerimenti bibliografici:
So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio“, G. Rizzolatti e C. Sinigaglia, Raffaello Cortina, Milano, 2006.

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2 pensieri su “Competenze comunicative e contatto oculare nel neonato

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