Ecco una delle domande che mi ponete più frequentemente durante le consulenze o sui canali social, un dubbio amletico che accomuna moltissime mamme e papà alle prese con i primi malanni di stagione e la gestione quotidiana della salute dei più piccoli.
Per farvi capire quanto sia comune questa difficoltà , vi riporto qui integralmente una delle tante mail che ricevo quasi ogni settimana, in cui un genitore mi scriveva proprio così:
Il tempo vola: ĆØ giĆ trascorso un mese ed ĆØ tempo di un nuovo appuntamento con la rubrica di Mamma Logopedista.
Dopo aver approfondito il tema dell’autostima nel percorso logopedico, oggi puntiamo i riflettori su un argomento molto richiesto: adenoidi e respirazione orale. Lo faremo partendo dalla domanda che ci ha inviato M., che vi riporto qui di seguito:
Spesso mi viene chiesto quanto costa un trattamento logopedico e quanto durerĆ . Affrontare una terapia privata comporta un impegno economico rilevante, ma che riflette la complessitĆ e il valore di un intervento clinico altamente specializzato.
Non si paga solo l’ora in studio, ma un lavoro continuo di progettazione, aggiornamento e coordinamento con la famiglia e la scuola. La durata, invece, varia in base alla specificitĆ del disturbo, all’etĆ e alla costanza nella pratica quotidiana.
Ricevo moltissime mail in cui mi chiedete come intervenire sui difetti di pronuncia di alcuni suoni della lingua.
Queste richieste riguardano spesso bambini di età molto diverse e con difficoltà che vanno dal lieve al grave, perciò cercherò di riassumere in questo articolo le condizioni più diffuse e di suggerire alcune possibilità di intervento.
Poco tempo fa vi ho parlato dello sviluppo fonetico nel bambino, cioĆØ l’abilitĆ di produrre i suoni della lingua che avviene di solito con tempistiche canoniche.
I bambini piccoli che iniziano con le prime parole, di solito, utilizzano i suoni nasali (m, n, gn) e occlusivi (p, b, t, d, ca, ga) in modo piuttosto competente e spesso anche alcuni suoni fricativi (f, v, s).
Questo, però, avviene in parole semplici e corte e, di solito, con sillaba con uguale consonante, come: mamma, nonna, pappa, papà , nanna, babbo, cacca, mommo (dolce), tetè (latte). Queste parole spesso sono parole baby talk, cioè parole che non sono vere parole, ma una semplificazione che si usa con i bimbi piccoli, come, per esempio, tutù per dire macchina o treno.
Questi non sono difetti di pronuncia, ovviamente, ma il linguaggio tipico del bambino piccolo.
Verso i 3 anni, il bambino è in grado di produrre nuovi suoni, come le affricate (ci, gi, z), ma, allo stesso tempo, di inserire anche parole più lunghe e complesse.
Quindi, potremmo dire che lo sviluppo non è solo riferito alla pronuncia del suono, ma anche alla capacità di utilizzare questo suono in parole con una struttura più complessa, come, per esempio, parole che prevedono due consonanti vicine (gruppo consonantico ).
I fonemi che più spesso tardano ad arrivare, cioè che il bambino può sviluppare anche a 4-5 anni per ultimi, sono spesso: R, Z, CI e GI. Non necessariamente, però: ci sono, infatti, bambini di 2-3 anni che sanno già pronunciare la R.
Non esiste una regola assoluta, ma, in linea di massima, intorno ai 3 anni e mezzo, un bambino ĆØ in grado di produrre tutti i suoni della lingua, anche se commette ancora errori nel loro utilizzo, legati alla complessitĆ delle parole; questi errori tipici si chiamo processi fonologici.
Ecco i più comuni:
Semplificazioni dei gruppi consonantici: il bambino sa dire, per esempio, il suono S, ma lo elimina nel gruppo, quindi:
SCUOLA diventa CUOLA
STIVALE diventa TIVALE ecc…
Semplificazione dei gruppi con le nasali o con L: CONTO diventa COTTO, MOLTO diventa MOTTO, SALTA diventa SATTA, con malintesi a volte divertenti.
eliminazione di sillaba non accentata: quando le parole sono lunghe, il bambino può eliminare una sillaba, per esempio ELEFANTE diventa LEFANTE, CARAMELLA diventa CAMELLA …
Ne esistono molti altri di processi fonologici, ma, in genere, intorno ai 4 anni scompaiono ed il bambino ha un linguaggio pressocchĆØ corretto.
Rimangono sempre validi i consigli universali, che non mi stanco mai di dirvi:
Va bene, invece, riformulare la frase sottolineando la corretta pronuncia della parola.
Se il bambino, raggiunti i 4 anni, presenta ancora un difetto isolato (per esempio salta la S nei gruppi) o non sa pronunciare un suono, spesso ĆØ sufficiente fargli porre l’attenzione su alcune parole chiave per fargli capire come fare. Si possono ritagliare alcune figurine dalle riviste ed incollarle su un quadernino per dirle insieme.
Il consiglio ĆØ di coinvolgerlo in modo ludico, ma se vi accorgete che fatica ad accettare la cosa non preoccupatevi, ĆØ normale che di fronte ai genitori il bambino possa “vergognarsi” di non riuscire. A volte può essere più proficuo rivolgersi ad un logopedista che in poche sedute vi mostrerĆ come fare.
Il “fai da te” in genere ĆØ sconsigliato, anzi direi molto sconsigliato, nei casi in cui i difetti di pronuncia o i suoni che non riesce a produrre, sono più di uno: in genere, questo ĆØ il segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell’organizzazione linguistica del bimbo. Non che questo sia necessariamente sinonimo di una condizione grave, ma ĆØ meglio rivolgersi al logopedista, che potrĆ individuare facilmente eventuali condizioni che impediscono un corretto sviluppo fonetico-fonologico.
Le condizioni più diffuse sono:
Il bambino ĆØ un respiratore orale (a causa di adenoidi o altro) e, quindi, ha una bocca non competente;
il bambino ha una abitudine viziata (es. uso eccessivo del ciuccio), che impedisce alla lingua di lavorare nel modo corretto;
Oppure il bambino può avere un disturbo di linguaggio lieve, che coinvolge la capacità di organizzarsi nelle parole più complesse.
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Spero che questi spunti Ā spunti di riflessione vi siano utili, ma se desiderate approfondire, vi segnalo questo “Quaderno per genitori”: Strategie utili al benessere comunicativo, cliccate sull’immagine per scaricare l’anteprima.
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Attenzione!
Le consulenze di Mamma Logopedista sono basate su richieste dirette dei lettori e rispondono a quesiti specifici in modo generico. Lo scopo ĆØ orientare ed indirizzare. Non possono, in nessun caso, sostituire una visita o un iter riabilitativo con un professionista.
Ecco la domanda di una mamma che chiede su quali elementi basarsi per capire se il trattamento logopedico a cui ĆØ sottoposto il figlio ĆØ adeguato oppure no.
Certo non ĆØ semplice rispondere e non ĆØ possibile entrare nel merito dei singoli piani di trattamento, ma ci possonbo essere alcune osservazioni generali utili da conoscere per evitare inutili ansie.
“Buongiorno,Ā sono la mamma di una bimba di 4 anni inĀ terapia logopedicaĀ giĆ da tre mesi prima di compiere 3 anni. La miaĀ bimba segue leĀ terapie presso un centro e dopo aver avuto perĀ più di un anno laĀ stessa logopedista di recente ha dovuto cambiarla.Ā Negli ultimi mesiĀ si sono succedute 2 logopediste, con la secondaĀ siamo alla quartaĀ seduta.
Di solito Ā a questa vostra domanda rispondo quando siamo giĆ in una etĆ in cui ĆØ necessario rivolgersi ad un logopedista per una valutazione. Ogni tanto però mi capita di essere contattata da mamme che sono all’estremo opposto, che cominciano molto presto a preoccuparsi se il loro bimbo piccolo ancora non parla. Read more “Domanda del mese: ĆØ troppo presto per preoccuparmi se il mio bambino non parla?”
Buongiorno a tutti! Oggi un tema che mi trovo ad affrontare spesso, ovvero: āse un bambino non parla o parla poco, o parla male, quanto si può aspettare prima di rivolgersi ad un logopedista?ā
Riporto come esempio la richiesta di una mamma che assomiglia a molte altre che ricevo:
Cara Mamma Logopedista,
ho un bambino di 2 anni compiuti il 13 dicembre scorso che ancora non si decide a parlare … fa pochi versi e dice solo mamma e papĆ quando decide lui …
Abbiamo un’importante informazione: il bambino ha compiuto 24 mesi il 13 dicembre, significa che ora ne ha 25, quasi 26.
In clinica, quando i bambini sono molto piccoli, i dati normativi di riferimento possono cambiare anche da mese a mese.
A questa etĆ un bambino con un linguaggio nella norma dovrebbe pronunciare tra le 150 e le 500 parole, come potete leggere nella tabella che trovate qui. Ć vero, tuttavia che esiste un gruppo di bambini denominati āLate Talkersā o “Parlatori Tardivi“: bambini che a 24 mesi pronunciano meno di 50 parole oppure più di 50 parole, ma senza combinarle tra loro.
I bambini Parlatori Tardivi possono gradualmente migliorare e recuperare il gap con i coetanei, mentre altri possono permanere nella difficoltĆ e avere un Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL).
A questa etĆ il logopedista ĆØ giĆ in grado di dire, eseguendo uno specifico esame del linguaggio, se il bambino necessita di un monitoraggio delle competenze linguistiche (quindi una verifica a cadenza di 3-4 mesi) per valutare lāevoluzione, oppure giĆ di una terapia volta ad incoraggiare lāesordio del linguaggio. Una eventuale terapia per lāesordio del linguaggio, non necessariamente sarĆ diretta sul bambino, ma, nelle fasi iniziali, potrebbe consistere semplicemente in un counseling alla famiglia con lo scopo di incentivare i giusti atteggiamenti dellāadulto e eliminare invece altri comportamenti che possono inibire o frustrare il bambino (ricordiamo che ha poco più di due anni).
Inoltre le difficoltĆ di espressione potrebbero dipendere da molti altri fattori che andrebbero indagati: il bambino ha avuto la lallazione (o Babbling)? Il bambino ĆØ un respiratore orale? Il bambino ha avuto otiti ricorrenti? Ha una abitudine viziata (ciuccio, succhiamento del dito …)? Com’ĆØ la sua bocca? tutti elementi molto complessi che il logopedista sa valutare e vedere con un occhio di insieme.
⦠io vedo che capisce tutto: ad esempio sa indicare tutte le parti del corpo imita i vari atteggiamenti che vede in famiglia o anche all’esterno, ĆØ molto socievole con tutti e se ha l’occasione gioca volentieri con gli altri bambini!! ā¦
Un bambino che ha un disturbo specifico di linguaggio (DSL) ĆØ un bambino che ha tutte le altre competenze integre: normale intelligenza (o superiore al normale) e normali capacitĆ motorie. In questo caso la socializzazione con i coetanei ĆØ buona, segno che lāassenza di linguaggio non incide sulla comunicazione.
⦠io e mio marito lavoriamo e durante il giorno sta con i nonni volentieri e senza fare storie particolari! ā¦
Quando il bambino āentrerĆ in societĆ ā con lāinizio della scuola dellāinfanzia, questo sarĆ sicuramente un incentivo per il bambino a sforzarsi di più per essere capito ed usare il linguaggio.
⦠la mia pediatra di riferimento mi ha detto che fino a tre anni ĆØ normale e che non mi devo preoccupare … ma a volte la preoccupazione e, forse sbagliando, il fatto di vedere gli altri bambini della sua etĆ o anche più piccoli che parlano mi fa venire un poā di ansia!!!
Mi dispiace dire che fino a tre anni NON ĆØ normale che un bambino parli cosƬ poco (anche se ĆØ accettato comunemente), ma si rientra giĆ nel gruppo clinico dei āParlatori Tardiviā (PT).
Ć vero tuttavia che alcuni bambini i questo gruppo tendono a normalizzarsi col tempo senza un intervento specifico; a mio giudizio ĆØ comunque meglio averli giĆ in osservazione per poter valutare lāevoluzione spontanea ed intervenire nel momento in cui si rileva che il bambino non progredisce abbastanza velocemente.
Come la mamma stessa rileva da semplici osservazioni di altri bambini coetanei, a questa etĆ il linguaggio ĆØ giĆ presente.
Il pediatra prende riferimento ai 36 mesi: certo, in pochi casi si inizia un trattamento specifico sul bambino prima dei 3 anni in quanto deve essere presente anche un certo grado di collaborazione, tuttavia ĆØ possibile iniziare prima se il linguaggio ĆØ molto povero.
Il problema ĆØ un poā più complesso: se si aspettano i 3 anni per prenotare una visita specialistica, passano almeno 2-3 mesi per la prima visita (nel Servizio Pubblico) e poi altri 2 ā 3 mesi per lāinizio del trattamento e cosƬ ci si ritrova giĆ a 3 anni e mezzo, se non 4 anni.
⦠quello che volevo chiederle è se secondo lei dovrei portarlo da qualche specialista o devo stare tranquilla! la ringrazio e aspetto una sua risposta!
La questione ĆØ molto complessa, come giĆ sopra descritto, ecco alcuni spunti di riflessione:
rivolgersi ad un servizio specialistico a 3 anni, significa spesso aspettare almeno 3 mesi per una terapia specifica logopedica (a meno che una famiglia non possa permettersi una terapia privata che ĆØ piuttosto onerosa). Il servizio pubblico riceve tantissime richieste ed ĆØ normale che ci sia un’attesa.
Difficilmente un bambino comincia un trattamento logopedico subito dopo la prima visita: avete presente le liste d’attesa?
Rivolgersi ad uno specialista quando il bambino è molto piccolo, non significa necessariamente iniziare una terapia; esattamente come si prevengono le carie andando presto dal dentista, si può eseguire un esame del linguaggio al solo scopo di rassicurarsi o meno sul normale sviluppo linguistico.
Non si trovano facilmente logopedisti specializzati sul bambino piccolo (0-3 anni), a volte la ricerca di una figura adatta può richiedere diverso tempo se ci si rivolge all’ambito privato. Nelle strutture pubbliche in cui sono presenti più professionisti , invece, esiste personale specializzato in diversi ambiti.
Insomma il problema ĆØ complesso, ma il mio consiglio ĆØ comunque quello di non aspettare troppo per una prima valutazione e rivolgersi al logopedista giĆ a due anni e mezzo; tanto meglio se non ci sarĆ bisogno di alcun intervento.
Spero con questo post di avere dato risposta a molte famiglie.
Aspetto i vostri interventi e le vostre esperienze!!
****
Vuoi approfondire le tue conoscenze sullo sviluppo comunicativo e linguistico dei bambini piccoli? Scopri i Quaderni di Mamma Logopedista.
Cari amici tutti, devo dire che da quando, a settembre, ĆØ partita la nuova rubrica āLa domanda del meseā con il post sull’autostima, cāĆØ stato un aumento considerevole delle visite, ma soprattutto delle mail in cui mi chiedete consulenza (faccio un poā fatica a rispondere a tutti, ma sto facendo del mio meglio); che immensa soddisfazione.Ā
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