Linguaggio
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Il disturbo specifico di linguaggio semantico-lessicale: quali strategie?
Spesso si pensa che il linguaggio corrisponda semplicemente ad un “dare etichette” agli oggetti e alle azioni. Il linguaggio è una corrispondenza di immagini mentali con distintivi tratti non solo fonologici, ma anche concettuali che sono connessi fra loro come una rete. Quanto più la rete concettuale è ricca di informazioni, tanto più il linguaggio sarà complesso. La semantica e il lessico sono componenti fondamentali del linguaggio, essenziali per la produzione, comprensione e organizzazione del linguaggio verbale e del pensiero. La competenza lessicale permette di apprendere e distinguere singole parole. La competenza semantica ci permette di arrivare al vero significato del linguaggio: categorizzare, concettualizzare e permette di fare rappresentazioni…
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Valutazione logopedica: come avviene e perché non temerla
Molto spesso le famiglie o gli utenti rimandano l’appuntamento con il logopedista come se la valutazione delle componenti linguistiche fosse un “mostro nero” che incute terrore a tal punto da idealizzare od immaginare questo incontro come invasivo per il bambino, o particolarmente spaventoso per gli adulti che vi accedono, come fosse un qualcosa di cui vergognarsi o qualcosa che serve necessariamente per apporre un ‘etichetta. In realtà la valutazione logopedica tiene sempre conto dell’età anagrafica del paziente e delle dinamiche necessarie per poter approcciarsi al meglio con il bambino.
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Bambini e problemi di linguaggio: 9 consigli pratici per famigliari e amici
“Silly Lions Hand Paint” eseguito durante una sessione di intervento precoce con un bambino di 20 mesi di Emanuela Breglia, Logopedista Bilingue In occasione del Mese della Logopedia 2016, vorrei dare un contributo che viene dalla mia esperienza con i bambini con bisogni speciali e le loro famiglie. Grazie al mio lavoro ho la possibilità di seguire da vicino le vicende delle famiglie e di tutto il micro-cosmo che ruota loro attorno. Proprio come ci si potrebbe aspettare, alcune dinamiche familiari sono piuttosto comuni, ma altre sono del tutto peculiari, perchè derivate dalla specifica condizione del bambino e dalle persone coinvolte.
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Il bambino disfonico: problemi di voce nell’infanzia
di Chiara Brunini, Logopedista – Centro Dedalo Siena Rauca, graffiata, con improvvisi e frequenti sbalzi di intensità; sono queste alcune delle caratteristiche della voce del bambino disfonico, spesso sottovalutate per la presenza di patologie ricorrenti a carico delle alte vie respiratorie in grado di mascherare il disturbo vocale. La disfonia nel bambino spesso è sintomo di una sindrome più complessa; di seguito vedremo quali sono le cause ed i fattori di rischio predisponenti ad un disturbo di voce nel bambino e perché è importante la rieducazione logopedica.
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La disprassia evolutiva tra complessità e soluzioni
di Debora Ielpo, logopedista Sempre più frequente il numero di piccoli che vengono comunemente riconosciuti e definiti come “non in grado di fare”; ci capita infatti, spesso, di sentire dalla bocca di genitori, insegnanti e compagni frasi e definizioni come: “è ancora incapace di allacciarsi le scarpe”, “questo bimbo è davvero goffo e pasticcione” o ancora “che tragedia vestirsi al mattino!!!”…
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I vantaggi del plurilinguismo e il ruolo centrale della L1
di Caterina Catalano, Logopedista “Ogni lingua dice il mondo a modo suo. Ciascuno edifica mondi e anti-mondi a modo suo. Il poliglotta è un uomo più libero”. Con queste parole, Rudolf Steiner, pedagogista austriaco vissuto tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900, anticipa di più di un secolo conclusioni su cui, solo da pochi anni, si trovano d’accordo esperti di linguaggio e ricercatori. Per molti anni, infatti, siamo stati accompagnati dal pregiudizio che l’esposizione a più lingue avesse un effetto negativo sullo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini; recenti ricerche hanno finalmente scardinato questa tesi, provando, al contrario, un vantaggio soprattutto in riferimento alle competenze definite generali…
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Professione logopedista: alcune peculiarità del nostro lavoro. L’esame del linguaggio.
In questo post vorrei raccontare almeno in parte il lavoro dietro le quinte di un logopedista (così come accade credo per molte altre professioni, se non tutte) perché è importante confrontarci tra noi logopedisti (e anche chi si affida a noi sappia come funzionano le cose realmente). Vediamo in cosa consiste questo “lavoro dietro le quinte”. In molte cose, in realtà, ma oggi mi vorrei concentrare su quello che facciamo quando dobbiamo valutare il linguaggio di un bambino. Questo importante atto professionale si chiama appunto esame del linguaggio; saperlo fare in modo completo e bene è una nostra responsabilità professionale. La modalità e gli strumenti che andremo ad utilizzare saranno diversi…
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Natale da leggere … anche per i grandi!
Vi ho da poco raccontato il Natale da Leggere per i bambini. Ma noi grandi? Ho preparato una selezione di libri che ho trovato davvero interessanti e che ho letto nel corso degli ultimi mesi dividendoli in categorie, così potrete passare dal divertimento alle letture più impegnate a seconda dell’umore del momento, che ne pensate?! Cominciamo!
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Giocare non è uno scherzo: prerequisiti alla comunicazione e all’apprendimento.
Nel mio lavoro di logopedista incontro molti bambini e la varietà di caratteri e personalità è infinita; chi più o meno attento, chi più o meno vivace, sorridente, riservato … in ogni caso, ciascuno a modo proprio, affronta la valutazione del linguaggio e i test proposti con tutte le risorse che ha. Spesso i genitori che si rivolgono al logopedista focalizzano le loro preoccupazioni sul sintomo disturbo di linguaggio (che sia esso assente, ipoevoluto o distorto), ma approfondendo “saltano fuori” anche altre preoccupazioni: non sta mai fermo, non ascolta, è distratto, piange per niente … ecco qui è il punto.
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Il linguaggio del bambino 18-30 mesi. Cosa fare se il tuo bambino parla poco?
Tra i 18 mesi e i due anni e mezzo tutti i genitori iniziano ad aspettarsi che il proprio figlio parli non dico come un piccolo adulto, ma che comunque usi le parole in modo adeguato al contesto, che sia interessato al linguaggio e che più o meno si faccia capire un po’ da tutti. Non sempre questo succede o magari succede, ma con un po’ di fatica e “non come gli altri bambini”.
















