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Valutazione logopedica: come avviene e perché non temerla
Molto spesso le famiglie o gli utenti rimandano l’appuntamento con il logopedista come se la valutazione delle componenti linguistiche fosse un “mostro nero” che incute terrore a tal punto da idealizzare od immaginare questo incontro come invasivo per il bambino, o particolarmente spaventoso per gli adulti che vi accedono, come fosse un qualcosa di cui vergognarsi o qualcosa che serve necessariamente per apporre un ‘etichetta. In realtà la valutazione logopedica tiene sempre conto dell’età anagrafica del paziente e delle dinamiche necessarie per poter approcciarsi al meglio con il bambino.
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Bambini e problemi di linguaggio: 9 consigli pratici per famigliari e amici
“Silly Lions Hand Paint” eseguito durante una sessione di intervento precoce con un bambino di 20 mesi di Emanuela Breglia, Logopedista Bilingue In occasione del Mese della Logopedia 2016, vorrei dare un contributo che viene dalla mia esperienza con i bambini con bisogni speciali e le loro famiglie. Grazie al mio lavoro ho la possibilità di seguire da vicino le vicende delle famiglie e di tutto il micro-cosmo che ruota loro attorno. Proprio come ci si potrebbe aspettare, alcune dinamiche familiari sono piuttosto comuni, ma altre sono del tutto peculiari, perchè derivate dalla specifica condizione del bambino e dalle persone coinvolte.
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La disprassia evolutiva tra complessità e soluzioni
di Debora Ielpo, logopedista Sempre più frequente il numero di piccoli che vengono comunemente riconosciuti e definiti come “non in grado di fare”; ci capita infatti, spesso, di sentire dalla bocca di genitori, insegnanti e compagni frasi e definizioni come: “è ancora incapace di allacciarsi le scarpe”, “questo bimbo è davvero goffo e pasticcione” o ancora “che tragedia vestirsi al mattino!!!”…
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Logopedia e scuola … uniamo le forze!
di Enza Lagalla, logopedista La legge 170 del 2010 relativa ai disturbi specifici d’apprendimento ha determinato un importante cambiamento del contesto operativo per la gestione dei DSA ed ha accresciuto la consapevolezza sociale di questi disturbi che riguardano molti studenti. Studenti che per anni sono stati accusati di essere pigri o troppo vivaci, poco attenti o scarsamente rispettosi delle regole. Alunni etichettati e demotivati, costretti a vivere da incompresi in un sistema che non era in grado di rispondere alle loro necessità e che non riusciva a capire la loro straordinaria diversità, portando spesso all’insorgenza di disturbi secondari come ansia, fobie, somatizzazione, comportamenti provocatori e isolamento sociale.
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I vantaggi del plurilinguismo e il ruolo centrale della L1
di Caterina Catalano, Logopedista “Ogni lingua dice il mondo a modo suo. Ciascuno edifica mondi e anti-mondi a modo suo. Il poliglotta è un uomo più libero”. Con queste parole, Rudolf Steiner, pedagogista austriaco vissuto tra la fine del 1800 e gli inizi del ‘900, anticipa di più di un secolo conclusioni su cui, solo da pochi anni, si trovano d’accordo esperti di linguaggio e ricercatori. Per molti anni, infatti, siamo stati accompagnati dal pregiudizio che l’esposizione a più lingue avesse un effetto negativo sullo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini; recenti ricerche hanno finalmente scardinato questa tesi, provando, al contrario, un vantaggio soprattutto in riferimento alle competenze definite generali…
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La Comunicazione Aumentativa più che Alternativa
di Ilaria Fassetti. logopedista Molti logopedisti sono scettici sull’uso della CAA, lo ero anch’io! Il mio consiglio è sempre quello di approfondire prima i principi e i fondamenti di ogni metodo ed approccio, perché la validità di ogni strumento dipende soprattutto dall’uso che se ne fa. “La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) rappresenta un’area della pratica clinica che cerca di compensare la disabilità temporanea o permanente di persone con bisogni comunicativi complessi.” (Centro Sovrazonale di Comunicazione Aumentativa-Lombardia)
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Perchè essere logopedista?
di Caterina Puntieri, logopedista Perchè nel nostro lavoro c’è qualcosa che riempie la vita: si smette pian piano di fare il logopedista e si inizia ad ESSERE logopedista. Ogni ora passata con un paziente, che sia un momento di successo o di fallimento, ti arricchisce di esperienza professionale e, ma soprattutto di “esperienza umana”. Ogni successo diventa così non un successo professionale, ma una soddisfazione personale da condividere pienamente con il paziente. Il “piccolo” successo che voglio condividere con voi oggi, è il successo della piccola Claudia (nome di fantasia).
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Lettura amara
di Roberta Scotto Galletta, logopedista. Ottenni, novenni, quindicenni. Io sono logopedista e leggo da quando avevo tre anni. L’ottenne che ho davanti non ci crede: fino a ieri era bravo e nessun problema. Il novenne che m’arriva con il capo chino non capisce il perchè si debba per forza leggere per imparare. Il quindicenne vanta una lunga lista di insegnanti pietose. L’ottenne mi confida che l’asilo era bellissimo e i problemi sono iniziati con le lettere che ballavano, si giravano e che proprio non riusciva a ricordare bene. Il novenne ha imparato a memoria le parole ma sono troppe e non puo’ farlo con tutte. Si dispera.
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Difficoltà o Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA)?
di Viviana Gariuolo, logopedista “…quando è ora di giocare sei sempre pronto, mentre adesso che devi leggere…” Non è facile identificare quando in un bambino che legge male vi è un profilo deficitario e quando un semplice rallentamento nell’acquisizione di alcune competenze necessarie per apprendere a scuola. Proviamo a fare chiarezza.
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DSA ed Era Digitale: la Riabilitazione si rinnova per stare al passo con i tempi
di Debora Ielpo, logopedista Come spiegare e spiegarsi “ la Riabilitazione a distanza”. Cosa significa essere dislessici nell’era digitale? Le nuove tecnologie possono aiutare bambini e ragazzi con disturbo specifico di apprendimento? Verrebbe da rispondere di sì, ma fino a che punto? E in che modo? Per rispondere a queste domande dobbiamo partire da un’importante affermazione: nella maggior parte dei casi, in psicopatologia un disturbo è tale all’interno della società in cui si manifesta (Luci e Grandi 2012).





















